Mombu – s/t

Sonorità tribali e arcane sorgono dai primigeni strumenti del rito; sax e percussioni che echeggiano atmosfere Afro-grind. I Mombu, Luca T. Mai (Zu) e Antonio Zitarelli (Neo), precedentemente impegnati nel progetto Udus,erigono così il loro tempio strumentale dal sapore primitivo e remoto, restituendo un album rituale ancestrale e contemporaneo, che si compie attraverso cerimoniali voodoo, spirali jazzistiche, liturgie grind, sciamanismo doom e ambientazioni ritmiche da "mal d'Africa". Ad incrementare la valenza selvaggia e primordiale di questa sorta di culto musicale avanguardistico, concorrono le "macumbe" di registrazione e mastering affidate a Matteo Spinazzè e James Plotkin. L'omonimo album dei Mombu sprigiona dunque anime acustiche "folcloriche" e multiformi, improvvisate e sapientemente ragionate al contempo, in grado di restituire all'ascoltatore tutta l'aggressività sorprendente di una sperimentale danza arcaica. Le otto tracce si muovono tra violente variazioni sonore e sapienti poliritmie stregonesche: il fuoco arde, mentre una strega recita un'enigmatica formula magica (Intro 253); una furia sfingea si sprigiona in Strutter Ancestor; la veemenza percussiva si imbatte in Orichas. Si odono infine: un samba distorto (Radà), densi suoni primordiali (Regla De Ocha), animaleschi controtempi (Mombu Storm), ritmiche occulte (Kami) e potenti mantra rituali conclusivi (Ten Harpoon's Ritual). Perfezione e minimalismo si fondono nelle suggestioni magiche di questo album; una etnografica di suoni, una demologia di avanguardia concettuale, una magia nera innovativa, in grado di risvegliare un magnetico istinto adamitico.