Moonspell – Night Eternal

Moonspell – Night Eternal

Percussioni martellanti e ossessive e voci soavi che si producono in lamentazioni in lontananza fanno da tappeto sonoro alla profonda voce di Fernando Ribeiro che decanta versi tratti dal sedicesimo capitolo del Libro dell’Apocalisse di Giovanni. Così si apre Night Eternal, nono disco dei Moonspell, in un crescendo che sfocia in “At tragic heights”, opener oscura e disperata, caratterizzata da riff assassini e melodie di facile presa (caratteristiche presenti in tutto l’album). Questo conferma la scelta dei portoghesi di proseguire con il lavoro iniziato su Memorial, ovvero riappropriarsi dello scettro del gothic metal che si erano guadagnati con i loro primi lavori, processo iniziato proprio con il ritorno in produzione di Waldemar Sorychta (produttore proprio dei loro primi dischi) su Memorial.

Lasciata completamente alle spalle la fase più sperimentale (quella caratterizzata da “The butterfly effect”), i Moonspell tornano a fare quello in cui sono maestri: tessere oscure trame che avvolgono l’ascoltatore in un’atmosfera crepuscolare. Un grande aiuto in questa operazione viene dalle tastiere di Pedro Paixao, fondamentale sottofondo in tutto l’album, e nei cori femminili (ospite anche Anneke van Giersbergen, ex The Gathering, sulla canzone “Scorpion flower”); come potete ben notare gli ingredienti di Night Eternal non sono esattamente un inno all’originalità, ma il modo in cui il combo di Lisbona riesce a metterli insieme sbaraglia la concorrenza, complice una produzione (firmata Tue Madsen) fuori scala che fa risaltare gli strumenti conservando un suo definito, senza trasformarli in un pastiche indecifrabile.

Fernando Ribeiro è il solito mattatore e anche questa volta sfodera una prestazione da ricordare, spaziando, con l’impostazione quasi teatrale che lo contraddistingue, in tutto suo range: dal cantato mefistofelico (quasi recitato), passando dalle clean vocals, fino al cantato in growl. Ascoltando la splendia ballad gotica “Dreamless (Lucifer and Lilith)”, l’apocalittica “Spring of rage” e la barocca “First Light” capirete esattamente cosa intendo!

Insomma, i Moospell decidono di tornare a giocare in casa, per la gioia dei fan di vecchia data, e fanno nuovamente centro con un album cui basta l’ispirazione e la classe per sopperire alla mancanza di originalità