Morkobot – Morbo

Mettersi contro il nuovo disco dei Morkobot è un'impresa senza speranza, un investimento morto sul nascere, una battaglia persa. Ci avevano già convinto con il loro precedente lavoro. Questo nuovo Morbo riprende il discorso li dove si era interrotto e lo porta avanti fra riff intricatissimi, basso slappato e iperdistorto contro tempi, ritmi sincopati e sbilenchi e senza un attimo di tregua. Sono necessaqri almeno tre ascolti per iniziare a distinguere i brani fra loro. Il wall of sound è cosi spesso, l'impatto cosi potente che a metà disco sembra di aver passato una giornata di trentasei ore in miniera.
Se l'opener Ultramorth è un mastino infernale che non lascia scampo non da meno appare il sound acido di Oktrombo, un brano in cui si arriva alla fine in debito di ossigeno.
Ottima è MoR, un brano che potremmo considerare quasi progressivo vista la struttura centrale intarsiata di qualche effetto elettronico e con aperture al jazz.
Morbo è un'opera monolitica dal volume assordante, Lin, Lan e Len sfruttano due bassi e una batteria per dar corpo, sonoro, alle loro idee malsane e aliene (da melodia).
Escono per la Supernaturalcat, il loro mondo appare misterioso e scuro sommerso da uno tsunami violentissimo al cui forza non ci si può opporre. Il loro è un sound ancestrale, primitivo, che non teme il confronto con le band d'oltralpe che esporta la nostra italianità senza pizza ne mafia ne mandolino e soprattuto alieno da quella melodia malsana e melensa che contraddistingue molte delle nostre produzioni.