Motorpsycho – Little Lucid Moments

Motorpsycho – Little Lucid Moments

Ne è passato di tempo dal loro esordio quasi Death e dall’ultimo cd prodotto dalla band, che nel frattempo ha perso il vecchio batterista, sostituito da Kenneth Kapdstad.
“Little Lucids Moments” è qui per stupirci ancora una volta.
I ragazzi non hanno perso quella voglia d’incantare l’ascoltatore con soluzioni vivaci e policromatiche miste ad una potenza distruttiva e selvaggia, quasi punk.

La produzione secca e angolare, come se ci fosse un certo Steve Albini dietro la consolle, caratterizza da sempre le loro opere e in particolar modo questo ultimo lavoro che si apre sulle note della lunga suite che dà il nome all’album e che da sola basterebbe a giustificare l’acquisto del cd. Il brano parla molte lingue e sfiora vari generi in un’amalgama d’immagini caleidoscopiche, intrise di un sound californiano. Chiaroscuri, cambi di tonalità e ritmica decisa danno largo spazio agli assoli di Snah, abrasivi, ricchi di pathos e molto psichedelici. Riff frenetici, ritmi in continuo movimento e una certa acidità di base sembrano essere i nuovi binari su cui corrono i Motorpsycho.

Accenti birdsiani misti all’hard rock che già aveva definito il percorso di “Phanerothyme” si avvicendano in un susseguirsi di saliscendi multicolore.
Il tutto è sapientemente dosato e magistralmente guidato dal duo Saether/Ryhan, possessori di risorse infinite.

“Years Zero” porta avanti il discorso iniziato affidandosi a linee melodiche vocali esili che aprono lentamente la strada al conclusivo ed esplosivo assolo di Snah, ricco di pathos e calore del Sud.
Conclude questa opera “The Alchemist”, con un’intro di atmosfere crimsoniane, passando per i riff di un certo Page e confluendo infine in un sound fugaziano, misto agli stessi Motorpsycho di “Blissard”

In molti li avevano dati per spacciati, perdendo interesse nei loro lavori post “Trust Us”, ma i Motorpsycho sono ancora fra noi più “lucidi” che mai e pronti a farvi cavalcare sulle linee trascinanti del basso distorto di Bent (She Left On the Sun Ship).
Cangianti, capaci di rimettersi in gioco costantemente e rimescolare le carte in tavola, i nostri tirano fuori un altro gioiello da tenere stretto nella parte più profonda del cuore e custodire in quello scaffale nascosto, quello dei cd più preziosi.