Muse – Black Holes And Revelations

Muse – Black Holes And Revelations

I quattro personaggi in copertina guardano tutti nella stessa direzione, tranne l’uomo sulla destra, che cerca qualcosa in lontananza, così come questo “Black holes & revelations” cerca di trovare la via per il futuro dei Muse, a differenza dei tre album precedenti incalliti su un clichè ormai rodato.

Il trio delle meraviglie mantiene le sue solide strutture, come il ritmo percussivo di Wolstenholme ed Howard, e le evoluzioni cervellotiche di Bellamy; ma in questo nuovo capitolo inizia con successo una ricerca approfondita di melodie più aperte e d’impatti sonori meno grevi e più accessibili.

Dovuto sicuramente all’incontro con Mauro Pagani, questo sviluppo è probabilmente il sentiero che li porterà ancora molto lontani.

L’ascolto del disco scorre piacevole tra episodi funkeggianti che non ti aspetti – “Supermassive black hole” -, e situazioni di riflessione – “Soldier’s poem” – che vanno a controbilanciare gli affondi decisivi di “Starlight” o di “Assassin”.

Il suono della band si libera in tutto il suo splendore propulsivo in “Exo-politics” fino a condurci in quella specie d’interpretazione prog-teatrale della conclusiva “Knights of Cydonia”.

Un lavoro complesso e maturo, che riesce a mantenere vivo l’interesse, senza mai stancare, pieno di piccole ma preziose sorprese, vedi la fusione tra profumi d’oriente e musica techno di “City of delusion”, deliziosa, oppure la ventata mediterranea e struggente di “Hoodoo”.

E’ la chiave che serviva ai Muse per entrare di diritto nell’Olimpo, per rimanerci bisognerà non soffrire di vertigini e cercare di non cadere in qualche buco nero…