Muse – The Resistance

Muse – The Resistance

Ancora prima che uscisse, si era già detto molto di questo disco. Si era detto prima di tutto che sarebbe stato un disco meno rock rispetto ai precedenti lavori dei Muse. E forse così è stato davvero. Nel senso che la chitarra graffia meno rispetto al passato. E non tutte le canzoni scateneranno il pogo ai concerti.

Per chi aveva amato la violenza ritmica di pezzi come Plug In Baby e Supermassive Black Hole, non era il massimo come premessa. Ma una volta inserito questo The Resistance nel lettore, ci si accorge che anche questa volta Bellamy e soci hanno fatto centro.

L'iniziale Uprising, la traccia che più si avvicina al precedente sound del gruppo, è spiazzante, e di sicuro entrerà nella lista delle più amate ai concerti. E anche il brano che da il nome all'album, con il suo crescendo incalzante, rimane ben impressa nella mente dell'ascoltatore.

Già prima dell'uscita del disco, nel web era possibile ascoltare United States of Eurasia. Non ci vuole un esperto musicale per riconoscere l'evidente omaggio alle sonorità tipiche dei Queen. Con i suoi continui cambi ritmici e melodici, rientra tra i pezzi migliori.

Altro elemento tipico dei Muse è il fattore epico, e Guiding Light, quasi una struggente marcia fino all'assolo finale, non tradisce le aspettative.

Nel finale arrivano i pezzi più "movimentati" come Unnatural Selection e Mk Ultra. I riff forse non saranno devastanti come quelli delle passate Assassin o New Born, ma l'incontro tra l'elettronica e l'energia del gruppo risveglia comunque una voglia di muoversi, e live probabilmente saranno rivalutate.

Tutto questo per arrivare alla sezione più "chiaccherata" dell'album; la sinfonia finale divisa in tre parti. C'è chi l'ha definita una noia mortale, chi il capolavoro di Bellamy e soci. Di certo la band ha voluto rischiare, e solo per questo meriterebbe la stima di tutti. E non ci troviamo solo davanti a un esercizio di indubbia bravura tecnica; è una geniale evasione dallo schema precedentemente creato per fuggire in un mondo a metà strada tra Beethoven e i Sigur Ros.

Bisognerebbe sedersi in poltrona al buio per assaporare al meglio questa sinfonia e lasciarsi andare alla voce suadente di Bellamy. Una volta finito l'ascolto, l'istinto è quello di rimettere l'album dall'inizio per ricominciare una nuova cavalcata rock…