National – Boxer

The National – Boxer

Buone nuove dal panorama rock.
L’ultimo lavoro dei National, intitolato Boxer, arriva in un momento non proprio felice della cosidetta produzione “indie”.
Se poi aggiungiamo che i National non sono inglesi ma americani di Cincinnati, Ohio, trapiantati a New York allora il dato è incoraggiante.
Boxer è un buon lavoro, meno “urlato” e più meditativo del precedente “Alligator”, con un’ottima qualità: la densità del suono, molto compatto grazie anche ad un batterista mostruoso come Brian Devendorf.

Volendo scomodare qualcuno apostrofo i National come i fratellini dei Joy Division, anche se in realtà somigliano sempre di più agli Interpol, e forse per certi versi sono anche superiori alla band inglese che è a sua volta tra le più quotate del momento.
Quando si ha un cantante come Matt Beringer ti puoi anche permettere di rischiare e fare un album dal sound cupo e malinconico: la sua voce baritonale (qualcuno la paragona a quella di Leonard Cohen ma io sinceramente proprio non me la sento!) va in perfetta simbiosi con le sonorità ricercate di “Boxer” ed allora pezzi come “Start a war” oppure “Mistaken for strangers” ti fanno assaporare fin da subito la bontà del progetto.

Ci sono un paio di passaggi che restano un po’ statici (Fake Empire) ed hai quasi voglia di passare alla traccia che segue ma il tutto è pareggiato dal fatto che un pezzo come “Gospel” lo riascolti almeno due o tre volte prima di spegnere lo stereo ed uscire di casa.
Al sapore di autunno inoltrato è “Guest room”: riecheggiano sonorità allucinate, quasi classicheggianti, un’introspezione che ho trovato gradevole, forse la parte più gradevole di “Boxer”.

Il quarto album dei National mi ha convinto.
Con una dote così i ragazzi potranno far mangiare la polvere a molti gruppetti anglosassoni che si sentono già arrivati: avanti così!.