Nine Inch Nails – The Slip

Nine Inch Nails – The Slip

Lo scivolone ? La svista ? Non sono chiare le dinamiche che hanno condotto alla pubblicazione di questo nuovo album. Non essendo in costrizione di adempimenti contrattuali non possiamo neppure accusare Trent Reznor di frettolosità.

Tuttavia anche questo sarebbe un discorso dalle grane grossolane ed ingiusto. Potremmo recriminare qualcuno per un eccesso d’istinto ed un eccesso di testa. Nel senso che laddove ci si è lasciati convincere dalla tentazione di essere troppo se stessi c’è una mancanza delle “briglie discografiche” e laddove la creatività va a scemare c’è la presenza di soluzioni elettroniche dal sapore preconfezionato.
Potremmo accusare qualcuno di aver utilizzato metodi un po’ troppo conosciuti per aggraziarsi il pubblico. Potremmo accusare i NIN di aver lasciato i propri fan con un retrogusto sgradevole in bocca. Però potremmo anche accusarli, con piacere, di essersi un poco ammorbiditi. Sono sempre molto ruvidi ma l’essere ricorsi a stili musicali che ricordano le sonorità degli anni ’80 rappresenta anche una voglia di riscoprire il vecchio sotto nuovi punti di vista.

I testi sembrano un poco stralunati, molto evasivi. Ciò getta una nuova barriera difficile da sormontare perché un artista che non ha voglia di lasciarsi conoscere nelle proprie nuove forme difficilmente è in grado di stabilire un legame solido con chi l’ascolta. Però lo stile di questa musica è un po’ questo: ebbrezza, glacialità, distacco, abbandono.
C’è un intro strumentale molto poco strutturato che conduce al primo brano vero e proprio, 1.000.000. Un brano che coinvolge senza troppa fatica ma che, proprio per la sua semplicità, non riesce ad essere più che un brano di apertura. Altri brani che sono in grado di far parlare di sé sono Discipline, un poco più rifinito degli altri, ed Echoplex, entrambi attirano l’attenzione ma non è chiaro quanto abbiano da dire.
Molto cupa ma deliziosa è Lights in the sky, un semplice pianoforte con una laconica voce in accompagnamento. C’è chi dice che Corona Radiata sia un brano strumentale dalle notevoli qualità firmate NIN. Affermazione opinabile, sembra piuttosto una creazione un po’ troppo ad-hoc in vista di un buco di sette minuti e mezzo da riempire con un po’ di mancanza di stile.
L’album si chiude con due brani anche gradevoli, The four of us are dying è completamente strumentale, dai toni piuttosto introspettivi, ha bisogno di qualche secondo di raccoglimento per essere accolta da chi l’ascolta; Demon Seed sembra creata per qualche videogame futuristico e pieno di sangue ma ha molto carattere ed un riff ripetitivamente accattivante.

Parzialmente lodevole il fatto che The Slip può essere scaricato via internet (in maniera parziale) in forma gratuita, dato che i motivi che spingono gli autori a questa scelta si mescolano in maniere poco chiara, sarà forse per testare la gradevolezza dell’opera? O sarà un modo per entrare nel nuovo millennio con modernità? A chi gradisce il genere musicale consigliamo comunque di farsi un’idea dando una possibilità all’album, che non risulta affatto sgradevole, ma senza avere troppe pretese.

Evidentemente qualcuno ha perso di vista il fatto che per salire sul palco è necessario che esso sia circondato da una folla bramante di attenzioni perché altrimenti si trasforma in un altura…