Nine Inch Nails – Year Zero

Nine Inch Nails – Year Zero

Trent Reznor e i suoi Nine Inch Nails sono, senza dubbio, un’entità in continua evoluzione. Solo che a volte dovrebbero trovare il giusto modo d’incanalare le loro energie creative, senza perdersi in inutili e alquanto inopportuni cavilli enigmistici e trovate pseudo-avanguardistiche. Mi riferisco a tutta la storia tirata su ad arte riguardo il ritrovamento ai loro concerti delle chiavette USB con dentro brani e video inediti, al cd che cambia colore con l’aumentare delle temperatura e agli avvisi militanti sul retro della copertina.

Da Year Zero ci si aspettava quantomeno un reset generale della vicenda del gruppo (il titolo avrà una sua ragione, o no?), invece dobbiamo (spiacevolmente) annotare un appiattimento di quelle soluzioni industriali che, paragonate alle ruvidezze del passato, sembrano una fotocopia sbiadita, dove a mala pena si legge qualcosa d’interessante.

Un’ora di musica infarcita d’elettronica e sonorità techno, scorrevole ma senza sobbalzi. Buone idee che si perdono in un’atmosfera dal sapore dozzinale. Per fortuna qualche eccezione c’è; come My violent heart, un brano drum ‘n bass, distorto al punto giusto e con i cursori molto tirati verso l’alto. Niente male anche God Given, dall’andamento ballabile e a tratti intrigante. Una medaglia, però, con troppi rovesci, vedi la scontatezza d’alcuni momenti come The greater good e Survivalism (per non parlare del guazzabuglio sonoro di The great destroyer).

Dov’è finito il Reznor tagliente ed arrembante del passato? Dov’è tutto quell’affascinante annichilimento della forma canzone al quale eravamo abituati?

Questo cd dovrebbe essere la prima parte di un progetto comprendente anche il prossimo disco, quindi non ci resta che sperare in un buon secondo round.