Nirvana – From The Muddy Banks Of The Wishkah

Nirvana – From The Muddy Banks Of The Wishkah

Sono ormai passati “secoli” dai lontani 1991 e 1993, anni in cui il trio emergente più famoso del mondo aveva appena finito di registrare rispettivamente “Nevermind” e “In Utero”. Due album che hanno, in così poco tempo, portato sulla cima del Grunge e della musica internazionale un gruppo così insignificante quanto coinvolgente, così misterioso quanto scontato e irrimediabilmente così famoso e così fottuto: i Nirvana. Stava svanendo il periodo punk insieme agli esperimenti con gli acidi e alla psichedelia degli anni 70-80. La musica stava attraversando un lento periodo di rivoluzione, fatto di tendenze nuove, suoni nuovi e facce nuove. In quegli anni nascevano due principali generi musicali : il Rap e il Grunge. Ci fu una svolta che riguardò anche la Dance music, ma non fu certo questa a caratterizzare il fascino degli anni 90. Della scena Rap di allora vanno ricordate importanti figure come Tupac, i N.W.A. e Notorius B.I.G. mentre per quanto riguarda invece la sfera del Grunge, i gruppi di rilevanza maggiore furono gli Smashing Pumpkins, gli Alice in Chains, i Pearl Jam, le Hole di Courtney Love e naturalmente i Nirvana. Questi ultimi sono considerati i fondatori del Grunge nonché coloro che hanno portato alla massima popolarità il genere. Ormai li conosciamo bene tutti e sono : Dave Grohl (batteria), Krist Novoselic (basso) e Kurt Cobain (voce e chitarra).

Le vicende che li riguardavano sono state da sempre pane per la stampa internazionale. Chitarre spaccate, jeans bucati, testi disperati e problemi di droga. Questi erano i Nirvana. I giovani di tutto il mondo ci misero poco ad innamorarsi di pezzi come “Lithium”, “Come As You Are” e “Smells Like Teen Spirit”. Quest’ultima fu una sorta di inno al dolore per un’intera generazione e il video fece la sua parte riscontrando un enorme successo. Kurt Cobain era ufficialmente il Messia che molti aspettavano. L’angelo maledetto che illuminò una strada ancora oscura agli occhi dell’uomo. Kurt ha svolto il suo compito già 14 anni fa, ma il suo nome è ancora oggi sulle bocche di tutti noi. Chi potrà mai scordare quel cupo 8 aprile del 1994? Fu una sorta di 11 settembre per la musica. Qualcosa non c’era più. Un mito ci aveva appena lasciati a soli 27 anni. Nel corso degli anni, dopo la sua morte, sono state svolte diverse indagini: dopo il ritrovamento della sua lettera di addio, si era pensato infatti a un suicidio. Ma alcuni non ne furono del tutto sicuri e formularono addirittura l’idea di un omicidio.

Il caso è ancora a mezz’aria, anche se ormai il suicidio è più che evidente. Cobain si è sparato in testa con un fucile. I fan di allora sono rimasti e se ne sono aggiunti moltissimi altri che credono ancora nella musica dei Nirvana. Ma sebbene milioni e milioni di adolescenti si ritrovino in loro, pochi veramente sono gli amanti dei Nirvana, quelli che riescono ad apprezzare e capire fino in fondo il contenuto delle canzoni, il significato dei loro titoli e soprattutto il pensiero del gruppo. Per essere amante di una band, specialmente se si tratta dei Nirvana, non basta ascoltare il riff bello o il ritmo che ti fa sentire pazzo. I Nirvana sono acqua, non coca-cola. Per questo oggi non voglio fare noiosissime considerazioni sugli album pilastri del gruppo perché se ne è già parlato abbastanza.

Parlerò di qualcosa di nuovo facendolo con “From The Muddy Banks Of The Wishkah”. Alcuni lo conoscono, altri no. A molti piace come molti lo disprezzano. È il secondo album post-mortem di Cobain ed è una raccolta di brani live registrati dalla band tra il 1989 e il 1994. Pubblicato l’1 ottobre 1996 dall’etichetta Geffen Records, che precedentemente si era già interessata alla produzione dell’album “Mtv Unplugged in New York” (tratto dall’indimenticabile serata tenutasi ai Sonic Studios di New York), il nome prende spunto dal fiume Wishkah, appartenente allo stato di Washington e luogo in cui Kurt trascorse parte della sua vita.

È un album omogeneo e dimostra quanto le perfomance live siano il vero asso nella manica dei Nirvana. Brani di spicco come l’energica “School”, “Lithium”, la malinconica “Polly”, la fiorente “Heart-Shaped Box” e l’inedita “Spank Thru” ne sono la prova. Ma c’è né’ anche per gli amanti di “Teen Spirit”, qui riportata in una versione molto più veloce dell’originale. In più molti altri brani tratti dai cd d’infanzia “Nirvanesca” (“Bleach”, “Incesticide”) che vale la pena di assaporare. Disordine, casino e fan irrequieti. Questo è quello che senti ascoltando un cd del genere. Fa quasi più effetto dell’eroina di Kurt: nient’altro da dire. Quello che non ho detto non sarò io a dirlo. Questo album lo consiglio sia ai fanatici collezionisti di cd “sconosciuti” (ma non per questo non belli) sia ai Nirvana-dipendenti (e non solo).