Notwist – The Devil, You + Me

Notwist – The Devil, You + Me

I Notwist si cibano di silenzi, di suoni tenui. Percorrono la loro musica in modo intimo alla spasmodica ricerca di strani percorsi alchemici. Sei lunghissime ere sono trascorse dal loro ultimo album Neon Golden, il tempo necessario per partorire The Devil, You + Me. Un album, questo, che è come un cammino iniziatico, irrequieto come l'Inconscio. Il primo ascolto può farti perdere, il secondo è un'esplorazione notturna che flebilmente ti entra nella mente.

È un disco malinconicamente agrodolce e tormentato. I testi scrutano un torvo malessere, articolati per eludere l' infinito ciclo vitale. La voce di Markus Acher, esile ed essenziale, è la guida spirituale dell'album. I Notwist si lasciano accompagnare dall'orchestra Andromeda Mega Express in questo interminabile peregrinare dentro se stessi; ed i brani assumono, così, un aspetto astrale.

Le composizioni sono pregne di suoni ed effetti che estendono le loro radici in territori musicali diversi tra loro: folk, cantautorato acustico, kraut-rock, post-rock, electro-pop. Il viaggio ha inizio con Good Lies, che pobabilmente è la traccia più fiduciosa e speranzosa, dove la chitarra è perfettamente bilanciata tra strumentazione e canto. Where In This World gode di un raffinato minimalismo rafforzato dall'uso degli archi. Gloomy Planets è una melodia riverberata, dove chitarra acustica e pianoforte si sposano in modo ottimale con l'elettronica.

Un episodio deciso e violento è Alphabet, contornato da percussioni aggressive, accorati arpeggi e loop di batteria. Il suono cupo e “demoniaco” si scorge in The Devil, You + Me, un complesso di chitarra acustica e voce inframmezzati da campane e tamburi. Gravity ha una tensione emotiva che, tra arpeggi di chitarra e singolari suoni di tastiera, matura attimo dopo attimo. Sleep alterna voce a campionamenti elettronici. On Planet off è una nenia elettronica, mentre Boneless è più puramente rock. Hands on us ha un deciso motivo che coinvolge per il suo sperimentalismo.

La ricerca esistenziale termina con Gone Gone Gone: semplici e toccanti accordi di chitarra, batteria poco evidente e cantato arrendevole, fanno totalmente sprofondare negli irrazionali meandri dell'oblio.

The Devil, You + Me è un album non eccezionale come i precedenti ma si lascia conquistare. Introspettivo quanto basta, è un enigma da risolvere ascolto dopo ascolto.