Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno – Il Pittore Volante

La Nuova Raccomandata con Ricevuta di Ritorno – Il Pittore Volante

36 anni. Un’eternità.
Le band che oltrepassano questa soglia sono davvero poche e rappresentano la testimonianza che la passione per la musica non subisce lo stesso deperimento del nostro fisico ma spesso cresce proprio con il passare del tempo.
Stavolta però non siano qui ad osannare trentasei anni di costante e redditizia carriera, bensì a celebrare il ritorno sulle scene di una band che è rimasta, appunto, per trentasei anni in silenzio dopo un debutto che ne aveva anticipato lo scioglimento. Per questo la Raccomandata con Ricevuta di Ritorno guadagna l’etichetta di “Nuova” a segno della rinascita che assume la forma astratta di questo “Pittore Volante”, omaggio alle attività artistiche di Luciano Regoli, mente degli RRR.

Il fruscio di una puntina che scivola su un disco apre il sipario su questo spettacolo musicale e ci riporta direttamente al progressive rock settantiano, stavolta presentato con una marcia in più: una produzione moderna, con una cura elevata come si confà ad un genere dalle mille sfaccettature. “Il Cambiamento” assolve il ruolo di opener, attraverso il suo groove ed il suo retrogusto orientaleggiante ma il titolo è al tempo stesso un presagio su cosa ci attende. L’intro fusion de’ “Il Vecchio” lascia spazio a delle atmosfere oscure e ad un cantato figlio coetaneo del grande Battiato, nonostante il cambio di umore sia dietro l’angolo.

La perla dell’album non è una canzone in particolare bensì il cantato in italiano che eleva sicuramente il valore di questa opera artistica, in palese connubio con la recitazione. Quest’ultima è regolarmente accompagnata dall’immenso senso di strumentalità il quale, travasato da una strofa all’altra, finisce per irrigare ogni singolo centimetro quadrato di questo dipinto. E mentre “Eagle Mountain” richiama i PFM delle reminiscenze passate, il sax de’ “La Mente” ci riempie e ci sazia, nonostante la sua leggerezza iniziale, nonostante i suoi fraseggi pazzoidi.
Bellissima “L’Uomo Nuovo”, attuale e piena, multiforme nelle sue sembianze e molto più prog, nel senso moderno del termine, rispetto all’intero lavoro. “Raoul”, al contrario, dispiega tutto il suo fascino hard rock, tralasciando per un attimo le sonorità acustiche e guadagnando ancora una volta in giovinezza musicale, insomma tutto ciò che non è la coinvolgente e calda “La Spiaggia”.

Un album pretenzioso, per veri appassionati del genere. Il rischio? Trovarsi in un istante immersi nel rivivere quegli anni. Ma è proprio questa sua forte caratterizzazione che ne fa un’uscita di grande spicco.