Obake – Untitled

Potenziometri a manetta, distorsione a fondo pedale, accordatura ribassata modello Formula 1, voce cavernosa e sound sabbatiano che più luciferino non si può sono le carte (in regola) che gli Obake hanno da giocare.
Cosa dicono di nuovo?
Niente, suonano solo quello che gli pare come deve essere suonato.
Le atmosfere di questo disco hanno qualcosa di lisergico (Dog Star Ritual), un crescendo asfissiante e allo stesso tempo intrigante (Human Genome Project).
La sezione ritmica si occupa di sostenere il peso delle chitarre che, associate al basso mammut, creano quel sound difficile e duro da digerire, molto vicino ai gusti dei fan di Tony Iommi.
Eraldo Bernocchi insieme a Balazs Pandi e Lorenzo Esposito Fornasari s'imbarcano in un progetto deflagrante che gravita intorno al metal/grindcore.
Questo lavoro è un fantasma (Obake significa spettro in giapponese) fluttuante che si muove fra industrial-core (Ponerology) e doom mantrico (Szechenyi).
Con l'andare dei minuti la materia si espande, la tetra disperazione di fondo cresce, le parti elettroniche si ispessiscono (Endocrinal Pineal Gland) alimentando questo Golgota sonoro che trova il suo equilibrio proprio dentro il cranio dove si posiziona iniziando a scavare la materia grigia (The Omega Point).
Handle With Care.