Ok Go – Oh No

Ok Go – Oh No

Dall’artwork di “Oh no” traspare la voglia d’orpelli e tendaggi stile anni ’70 degli Ok Go, voglia che si riflette inevitabilmente all’interno delle tredici tracce di questo disco.

Il produttore Tore Johansson, coadiuvato da Jens Lindgard, traccia i solchi da percorrere, simili a quelli scavati per Cardigans e Franz Ferdinand; Damian Kulash imbocca la via senza starci troppo a pensare e fin dalla prima traccia (“Invincible”), le carte sono scoperte. Un sound attuale, fatto di rimandi al glam che fu (“A good idea at the time”) e di battute aggressive (“Do what you want”).

Il basso in risalto di Timothy Nordwind impone il ritmo su pezzi come “A million ways” accentuando un funk ballabile, intrigante e carico d’appeal.

Il progetto non sembra risentire molto della dipartita del chitarrista Andrew Duncan, sostituito da Andy Ross senza che questo provochi dissesti di rilievo.“Maybe, this time” è il brano che fa guadagnare quel mezzo punto in più, necessario per distinguersi dall’alta marea del pop d’oggi, dove tutto somiglia a tutto e manca sotto l’aspetto prettamente creativo. “Oh no” conosce anche interludi come “Let it rain” buoni per spezzare l’andamento che, giunti a traccia #9, rischiava di farci distrarre. Ben vengano anche le trovate non certo originali di “The house wins” per creare un minestrone ricco e nutriente; di certo che dopo un lavoro così, sarà lecito mettersi in un angolo ad aspettare al varco gli Ok Go e le loro espressioni future.