Okkervil River – The Stand Ins

Okkervil River – The Stand Ins

È raro trovare nel mondo delle piccole band emergenti dell’indierock testi profondi, ricchi di citazioni e pieni di autoironia; gli Okkervil River rappresentano il “Gronchi rosa” di questo panorama musicale . Ascoltando il quinto lavoro della band texana – “Stand Ins” – mi è venuto in mente di paragonarlo a “Non al denaro, non all'amore né al cielo “ di De Andrè: l’irriverente paragone è giustificato proprio dalla capacità narrativa delle canzoni contenute in entrambi i dischi. Il poeta genovese ispirandosi all’”Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Master tratteggiò nove ritratti di personaggi- maschera riuscendo così a descrivere in maniera idealtipica alcuni temi dell’Umana Storia, come l’invidia e la scienza. Anche Will Sheff e soci esprimono una notevole capacità narrativa: con una colta e leggera ironia costruiscono un proprio immaginario moderno popolato da meteore bramose di successo, groupie e figli di papà con velleità artistiche.

I brani di “Stand Ins” sarebbero dovuti appartenere al precedente “The Stage Names” formando un doppio album. Non a caso in quest’ultimo lavoro vengono raccontate alcune storie già trattate nel precedente disco: “Starry stairs” racconta il suicidio della pornostar Savannah, stavolta non dal punto di vista dei genitori, come avveniva in “ Savannah Smile”, ma da quello della protagonista stessa. Anche in “Blue Tulip” si descrive l’incontro tra la rockstar e la groupie adottando il punto di vista di questa invece che del primo,contrariamente a quanto accadeva nella precedente “Girl in a port”. Altri elementi di continuità con l’opera precedente emergono anche sul piano musicale, sembrano lontani i tempi del cupo folk di “Black Sheep Boy”.

Quest’album come il precedente è caratterizzato da ritmi alti, tinte luminose e un attitudine decisamente pop riscontrabile perfino nelle strutture di diverse canzoni del disco, nelle quali appaiono diversi ritornelli. “Pop Lie” può essere portato come esempio del nuovo corso intrapreso dalla formazione di Austin. Quest’episodio del disco è vestito con eleganti tastiere glam, powerchord mutuati dall’hard rock e strette e modaiole rullate di batterie. Gli Okkervil River ,oltre a mettere in atto queste dissacranti parodie, continuano a mantenere un’eleganza musicale e una placida malinconia soprattutto nelle ballads del disco. In “On tour with Zycos” il violino e il pianoforte rimandano all’alternative country di Wilco.

In “ Bruce Wayne Campbell Interviewed on The Roof of the Chelsae Hotel, 1979” si inizia con lo voce storta e straziante di Sheff per arrivare in crescendo al purpureo finale di fiati e mandolini capaci di restituire la paciosa malinconia delle atmosfere care al collettivo texano. Nota interessante per i fan è il brano di apertura “ Lost Coastlines”, duetto d’addio tra Sheff e Meilburg – quest’ultimo ormai deciso a dedicarsi totalmente al progetto parallelo Sherwater. Anche in questa traccia si può riscontrare una ritmica energica caratterizzata da una linea di basso sincopata e pulsante, la melodia costruita sul suono country del banjo e la divertente coralità della parte corale che vede Meilburg nelle vesti ironiche del cantante confidenziale.

La ricetta degli Okkervil River ha come ingredienti il suono country veicolato dall’utilizzo dell banjo, dell’armonica e del mandolino; la raffinatezza trasmessa da fiati, archi e pianoforte; il pop riscontrabile nella ritmiche propagate dal basso e dalla batteria; il rock evocato dalle chitarre elettriche affiancate dalla profonda e leggera intelligenza dei testi. Tutto ciò rende “Stand Ins” un album capace di proporre una musica accessibile a diversi tipi di pubblico pur non essendo modaiola.