Pan del Diavolo – Sono all'Osso

Il Pan del Diavolo – Sono all'Osso

Sconsigliato per i deboli di cuore, consigliatissimo per chi è in cerca di un inedito viaggio, di quelli che si fanno da soli, in località magari non del tutto inesplorate perché da piccolo ti ci trascinavano i tuoi e tu passavi la giornata, col broncio, a pensare alla ragione dell’esistenza di quel posto. Poi è successo che in quel luogo ci sei tornato e ne hai scoperto la vera natura: selvaggia, dura, incontrollabile. Un po’ come il pane che nell’essere rifiutato ha scelto da che parte stare, quella del diavolo.

“Sono all’osso” (La Tempesta) è il titolo dell’album d’esordio di questo duo palermitano, Pan del Diavolo per l’appunto, che tra folk n roll, Tenco e Rino Gaetano, suonano folk con rabbia punk, strizzano l’occhio al country suonando uno sporco blues. Due acustiche, più percosse che suonate, e una grancassa, fanno molto più rumore dei muri di chitarre distorte; gli onirici, evocativi e rabbiosi testi di Alosi (ideatore del progetto) pensano a fare il resto.

Registrato alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, mixato insieme a JD Foster (Marc Ribot, Calexico, Capossela), “Sono all’osso” potremmo definirlo un concept album, sicuramente un disco di canzoni d’autore, che tra uno stornello (Scarpette a punta), personaggi (Il Cantauro, Ciriaco) e una manciata di parole ossessivamente ripetute (Bomba nel cuore nella quale ospitano i Zen Circus), trascina l’ascoltatore tra le lande infuocate di questo inferno musicale che investe, folgora, positivamente stordisce.

“Il tuo sguardo chiede un sospiro e il mio si è perso davanti” canta rabbiosamente Alosi nel pezzo che apre le danze. Uno sguardo in avanti, un’occhiata lanciata ad un futuro nel quale il duo siciliano ha tutte le carte in regola per affermarsi come la migliore novità indie prodotta nel belpaese.