Pazi Mine – S/T

Tra Ferrara e Mantova si snodano ammassi tubiformi di math rock, claustrofobici edifici Hardcore, derive post-punk, spiagge melodiche, affilate lame heavy. Rabbia, inquietudine, sogno e apocalisse strisciano tra i tentacoli del rock potente, intricato e labirintico dei Pazi Mine (Sara Ardizzoni: chitarra e voce, Francesco Artioli: basso e voce, Marco Beiato: chitarra e synt, Alessio Capra: batteria e percussioni).

L'album omonimo esce come autoproduzione, supportata da Super Fake recordings e da A Buzz Supreme, viene registrato nel Blocco A di Padova sotto la supervisione di Giovanni Ferliga (Aucan), e masterizzato allo studio “la Maestà” da Giulio Ragno Favero e Giovanni Versari; il disco vede inoltre la collaborazione di Ferlinga alle chitarre e di Favero e Gionata Mirai ai cori. Le nove tracce si modellano su tenebrose sezioni ritmiche e riff taglienti, mentre la voce femminile penetra tra gli strumenti impalpabilmente austera ed estatica.

L'allucinazione acustica ha inizio con l'aggressiva Witness Of A Recurring Dream, con l'oscura quiete di Here e con la pulsante Standstill. Una lunga coda strumentale accompagna The Waves You're Cradled By, mentre a chiudere l'album è la morbidezza ipnotica di The Thaw.

Un album ben costruito tra gli spigoli di cupe sfumature musicali, di un torvo alternarsi di emozioni e di una corrosiva tecnica stilistica. Una città post-industriale che trova il suo perfetto equilibrio anche nella deflagrazione e nel caos sonoro.