Pennelli di Vermeer – La Primavera dei Sordi

Pennelli di Vermeer – La Primavera dei Sordi

Sono cinque, vengono dalla provincia di Napoli e oltre alla musica li unisce la passione per la pittura di genere del ‘600. Pennelli di Vermeer è il nome che Pasquale Sorrentino (voce e chitarra acustica), Giovanni Santoro (basso), Raffaele Polimeno (tastiere), Pasquale Palomba (chitarra elettrica) e Marco Sorrentino (batteria e voce) hanno scelto per presentare la loro miscela di progressive, folk rock e songwriting ovviamente in salsa barocca.

Con alle spalle un ep (Tramedannata) e numerose partecipazioni ad importanti festival, tra cui l’apertura del concerto di Pino Daniele a Napoli, i Pennelli hanno esordito per la storica etichetta “La Canzonetta” con l’album “La primavera dei sordi” nel Giugno scorso.
La critica non è stata avara di complimenti per questo brillante disco d’esordio che sorprende per l’eclettismo di un suono fresco e al tempo stesso epico, sorretto, soprattutto, da testi che colpiscono ora per la loro leggerezza ora per il loro impegno.

Nei dieci brani che compongono questo “La primavera dei sordi” trovano spazio, infatti, dolci ballate dal sapore antico come “ Nel giardino di Belzebù” e “Cinque minuti…una notte”, ma anche vere e proprie invettive dirette alla politica e ad i mali del nostro paese come “Manifesto cm 70 X 100” e “Incuboinuncubo”. Chiaramente progressive suonano, invece, l’iniziale filastrocca “Tre cadaveri nel cassetto”, la pittoresca “L’urlo – a E.Munch” e “Luce”, canzoni che riescono nell’intento di unire un suono fresco e vivace a testi degni del maestro De Andrè, tutto ornato da atmosfere spiccatamente barocche, alla Branduardi per capirci.

Da menzionare il coraggio della band campana nel chiudere il disco con un brano come “Autogestione”, un pezzo che sarebbe facile liquidare come anacronistico se non per la leggerezza e l’ironia che lo sorreggono e lo rendono senza tempo.