Pezza, Enrico – A Mani Nude

Enrico Pezza – A Mani Nude

Poco più che trentenne Enrico Pezza esordisce nel mercato discografico italiano con il recente A MANI NUDE dopo essersi presentato col singolo “Sabato d’occidente”. Arrangiamenti eleganti e testi affilati,la musica di Enrico ha i suoi riferimenti più diretti nel teatro-canzone di Gaber e nel cantautorato romano, da De Gregori a Daniele Silvestri. In verità Pezza nasce a Sora e solo nel 1995 si trasferisce a Roma dove però entra subito nel circuito dei club e teatri capitolini. Qualche anno più tardi l’incontro con Sante Rutigliano trasforma i sogni di Enrico in una collaborazione artistica che sfocerà nella creazione del disco in questione.

Composto da 11 canzoni, A MANI NUDE è un album musicalmente eterogeneo dove il cantato di Pezza, sempre in bilico tra De Gregori e Barbarossa, è sorretto da arrangiamenti mai banali dove incredibilmente non è difficile trovare tracce di Pink Floyd (“Rosario”). Somiglianza incredibile con Andrea Rivera, Enrico a vederlo sembra uscito direttamente da un film di Fulvio Ottaviano, le sue stesse canzoni non sfigurerebbero affatto come colonna sonora di uno di quei film, ascoltate “Sabato d’occidente” per farvi un’ idea.

Da segnalare l’eleganza de “Il guardiano del faro” e “Amore mio” mentre l’esplosione di colori negli arrangiamenti latini di “A mani nude” e “Rosario” serve ad Enrico per portare all’orecchio di tutti la vera storia di Claudio Lepratti. Pezza si trasforma in abile nerratore nello splendido quadretto “Il signore con l’ombrello” dove Stefano Rosso fa prepotentemente capolino. Il romanticismo del disco è affidato completamente alla splendida “Aria” dove il ragguardevole lavoro chitarristico di Rutigliano si lega perfettamente al grintoso cantato di Enrico in un testo semplice che si muove per immagini e colori.