Pineda – Pineda

Esistono film che passano inosservati, che godono di una promozione potentissima ma che poi svaniscono appena la stagione gira l'angolo, ed invece esistono film secolari che vengono visti e rivisti decine di volte. Diventano dei tormentoni, dei veri e propri fenomeni citati qua e là sui mass media come esempi di sperimentazione, di innovazione o solo di eccessivo realismo. Alcuni di questi sono destinati a fare genere e diventano dei punti di riferimento per la loro scena artistica, fonte di ispirazione per artisti a venire.
Lo stesso si può dire per il mondo musicale, tant'è che sempre d'arte stiamo parlando. L'esordio di Pineda può essere incastrato proprio in quest'ultima categoria citata, quella della seconda generazione (o anche terza) che apprendendo dai padri creatori sviluppa alcune sonorità e ci riporta indietro nel passato. Pineda, progetto di ex-membri Moltheni, si rifà in misura molto diretta a lavori progressive anni '70 sfruttando al massimo quello che la tecnologia, in termini di suoni, può garantire ormai nel secondo decennio del XXI secolo. Tortoise, King Crimson sono solo alcuni dei rimandi evidenti che i tre musicisti non evitano, inserendo quel pizzico (ma solo un pizzico) di psichedelia che intende essere ancora più retrò e pescare dai Seventies; già l'opener "Give Me A Dress" richiama i riff di classico stampo progressive a cui gli stessi Liquid Tension Experiment hanno dedicato studio e brani.
Con lo scorrere dei minuti il groove si assottiglia sempre più e la ricerca di atmosfere particolari sembra essere il cruccio della band, cruccio che scompare con l'ultima "Twelve Universe" in cui un pò di hard rock affiora ma sempre appannato da una sperimentazione di base.
Un lavoro innovativo ma non nuovo, che non aggiunge altro alla scena progressive e che non intende spostarne il baricentro. Un disco (nel vero senso della parola visto che è uscito da poco solo in versione vinile 12" mentre a seguire in versione CD) che intende da un lato rendere più di facile ascolto un genere che è nato "per pochi" pur non banalizzandolo e dall'altro concentrarsi sugli strumenti e sulla musicalità che da essi può scaturire. Un album da ascoltare senza fretta per approfondirne i dettagli. Noi siamo curiosi di scoprire il futuro di questo progetto.