Poison The Well – Versions

Poison The Well – Versions

Sperimentazione e innovazione: queste le parole d’ordine che contraddistinguono il nuovo album dei Poison The Well. Probabilmente sono anche le parole che hanno causato lo split dalla major Atlantic Records per “differenze creative”: la band di Jeffrey Moreira (cantante) era approdata all’Atlantic dopo il successo riscosso da album come “The opposite of December” e “Tear from the red”, ma con quest’etichetta hanno inciso un solo disco “You come before you”, preferendo poi accasarsi presso la Ferret Records, in modo da avere la maggior libertà artistica possibile. All’inizio della loro carriera, il gruppo di Miami (nel frattempo rimasto un terzetto) era uno degli alfieri dell’hardcore a stelle e strisce, ma, crescendo, hanno evoluto e mutato il proprio sound, tanto che questo “Versions” è addirittura difficilmente iscrivibile in un genere preciso.

Non che sia un male, per carità!, anzi il suono dei nostri risulta ora molto più particolare e personale (soprattutto in virtù del fatto che la scena è saturata da band cloni), e questo non può che giovare alla qualità dell’album. Sia chiaro, non è che all’improvviso i PTW si siano messi a fare musica per ragazzine, è solo che il loro sound si è arricchito di varie influenze (anche di matrice rock), portandoli a prestare maggiore attenzione alla melodia: “Nagaina” è il primo esempio di cesura col passato, con un Moreira che dimostra di saper dire la sua anche con le clean vocals. La seguente “The Notches that create your headboard” mostra l’influenza che il punk ha avuto nella realizzazione di questo disco: 2 minuti e mezzo di cavalcata tagliente e rabbiosa che non lasciano scampo all’ascoltatore.

“Slow good morning” arriva tempestiva a spezzare il ritmo, inserendosi con il suo ritmo cadenzato, che evoca paesaggi da lontano west. Il disco scorre filato fino a “The first day of my second life”, degno atto finale di un disco che affascina per la sua capacità di mettere in gioco influenze così varie, piuttosto che riproporre all’infinito la stessa musica solo per accontentare i fan più ostinati.