Polar For The Masses – Silence

I Polar For The Masses sono un gruppo assolutamente singolare e, credeteci o no, in questa affermazione non c’è neppure una goccia di elemento promozionale. Il motivo è semplice: nessuna band moderna riesce come loro a porre tregua tra due generi, il rock e l’elettronica, che per generazioni si sono definiti acerrimi nemici. Sarebbe stato facile, per caratterizzare la propria proposta, inserire un’ingombrante dose di new wave alla Depeche Mode o alla The Cure, oppure iniettare un bel affronto punk, come tutte le band figlie di Joy Division. Invece i Polar affondono il coltello proprio lì dove la carne è più tenera ed il sangue fluisce copioso: nel punto debole del rock. Poco interessa se molti li etichettano come una indie rock band (che ormai è diventato un calderone onnicomprensivo): il motivetto elettro-pop della opener “Consequences” la dice lunga e presenta della musica ben fatta e ben prodotta. Le chitarre ed il riffing sono in primo piano, voce permettendo, ma di sotto c’è sempre quell’alone che prende le distanze dal rock pur non disconoscendolo, capace di abbracciare nuove frontiere, nuove per i nostri ascolti. Il cantato in inglese fa molto internazionale ma giocoforza era ovvio dato il sound molto poco graffiante per il mercato italiano. Il punto più alto è rappresentato da “The Last Man” che riprende qualcosa degli U2 rendendolo più personale, facendolo girare su se stesso e ad ogni giro conferirgli una forma sempre diversa. C’è un punto debole? Purtroppo sì: le strutture dei brani sono costruite tavolta con un approccio pop, da ascolto immediato, che sciupa un pò il valore delle composizioni. Altre volte ci sono intere parti vestite su misura per gli eventi live, come in “U.t.w.”, che d’altro canto danno segno di una certa maestria pur non adattandosi ad un ascolto in camera. Come si più ballare a suon di rock? Come si può fare headbanging dietro un rullante intriso di ritmi elettronici? Be’ chiedetelo ai Polar For The Masses.