Queensryche – American Soldier

Queensryche – American Soldier

È un peccato che certe band non maturino mai (nonostante gli anni passino inesorabili per tutti). Chi scrive si pone, in un certo modo, in contro tendenza rispetto all'opinione pubblica generale che tende troppo spesso a mettere alla gogna le formazioni che dimostrano di apprezzare i cambiamenti e le sperimentazioni.

Come chiamare l'atteggiamento di chi, dopo svariati anni di carriera, non sposta di un grado l'asse della sua produzione? In un certo senso si potrebbe parlare di pura e semplice conservazione della specie, di un comportamento che assicura alla band in questione di continuare a godere di quello zoccolo duro di fan che resiste all'usura del tempo e delle mode.

Oppure, si potrebbe obiettare, la situazione è un'altra. La band è totalmente innamorata di certi stili e soluzioni sonore, a tal punto da disdegnare qualsiasi mutamento e sterzata. Qui si parla dunque di cuore e convinzione (atteggiamenti da non scambiare assolutamente con la furbizia e il mero calcolo di conservazione di cui sopra).

Qualunque soluzione scegliate, converrete con la nostra conclusione: perché scegliere di ascoltare un disco che tenta di raggiungere le idee espresse dalla formazione ad inizio carriera? Converrebbe infilare nel lettore (già fin troppo intasato da uscite non sempre memorabili) un tassello della produzione che fu?

La premessa serve a quanti si stiano interrogando sul fatto di acquistare o meno “American Soldier”, ultima fatica in studio dei grandi Queensryche. Geoff Tate, preparando il disco, ha fatto breccia nel cuore americano, colpito a morte dagli ultimi avvenimenti bellici che hanno sconvolto la nazione. L'artista di Seattle ha infatti tenuto personalmente interviste con i reduci di guerra, ascoltando i loro ricordi e le loro confessioni, riflettendole successivamente in ogni brano del disco in questione.

Tutto ciò si riflette nel sound del cd, non così graffiante come ci si potrebbe aspettare dalla formazione americana: le linee melodiche, anche se pregevolmente confezionate, sono da consegnare alla banale intuizione di una band a cui si può e si deve chiedere di più. Non mancano, c'è da sottolineare, soluzioni più intime e meno banali (si notino le propensioni psichedeliche che emergono nella ballad Home Again) e tratti in cui le liriche emozionano e commuovono; troppo poco tuttavia per consegnare alla storia un disco che, fra qualche anno, difficilmente verrà ricordato per la sua freschezza e originalità.