Queensryche – Operation: Mindcrime 2

Queensryche – Operation: Mindcrime 2

Ingrato compito quello riservato ad ogni sequel che si rispetti: infangare la memoria dell’illustre predecessore o farlo almeno rimpiangere.

In questi casi, in attesa che il solito triste destino si consumi, è facilmente pronosticabile un’amara delusione, soprattutto se gli autori in questione dimostrano di essere da tempo alla frutta. Ammazzacaffè e conto? Neanche per sogno.

I Queensryche affrontano il problema spinti dalla sensata voglia di definire un plot lasciato aperto e lo fanno con la soluzione intelligente di non cercare il ricalco del predecessore ma una nuova e inedita interpretazione della materia, immersa però nella medesima atmosfera.

“Operation: Mindcrime 2” batte la strada maestra senza però calpestare le orme dell’opera prima , impregnando il contesto di un hard rock maturo e di classe che in alcuni spunti si permette per l’occasione di rispolverare la vecchia fissa della band per la musica elettronica e sinfonica. Nessuna delle canzoni del lotto si assume il compito di essere le nuove “Revoltion Calling” o “Speak”, ma decidono piuttosto di assestarsi su un passo originale che esplora tutto l’universo rock moderno: pertendo dai territori più heavy e dinamici si passa attraverso cangianti progressioni per giungere alle atmosfere idilliache di seducenti ballatte, mai smielate.

Inutile dire che il paragone con il capolavoro “non s’ha da fare” ma se non altro i Queensryche concludono la storia con un interessante e esaustivo capitolo, dotato, dal punto di vista emozionale, dello stesso incredibile fascino del predecessore.