Radiohead – The Best of

Radiohead – The Best of

La prima cosa da chiedersi è, “ce n’era bisogno?”. Secondo Thom Yorke e compagni, no. Ma si sa, spesso i The Best sono pubblicati per volere delle case discografiche, e questa raccolta di canzoni ne è il classico esempio. Per la EMI si tratta dell’ultima occasione disponibile per sfruttare quella che è innegabilmente una “gallina dalle uova d’oro”. E allora, nonostante la mancata benedizione da parte dei membri del gruppo, ecco raccolte le canzoni ritenute più rappresentative del gruppo dal 1993 al 2003, l’anno di Hail to the thief.

La pecca più evidente della raccolta è il non poter contenere nessun brano dell’ultimo stupendo lavoro della band, In rainbows, per la semplice ragione che i Radiohead non erano più sotto contratto con la EMI. Punto a favore è invece l’aver incluso nel doppio cd (esiste anche la versione con un solo cd, ma perché dover rinunciare a una parte della raccolta per pochi euro?), non solo i singoli che hanno fatto la storia del gruppo, ma anche altri pezzi ritenuti comunque importanti. E così ecco figurare due b-sides amate dal pubblico come Talk show host e True love waits; o anche la canzone che ha fatto da colonna sonora alla rivisitazione moderna di Romeo e Giulietta (quella con Leonardo Di Caprio), la struggente Exit music (for a film); e infine alcune perle che hanno costituito il bellissimo Kid A, album che non ha avuto singoli secondo una singolare strategia di mercato, ma che ha regalato emozioni musicali uniche come Everything in its right place.

Per fare un greatest hits dei Radiohead non serve un genio; è infatti quasi impossibile trovare un loro brano che non sia meritevole di finire in un’opera simile. Allo stesso tempo può risultare complicato dover lasciare fuori certi brani, e scontentare quindi alcuni fan. Ma si sa, questo è il rischio che si corre con delle operazioni del genere.
La scaletta dei brani non segue apparentemente nessuna logica. I pezzi dei vari album sono mischiati, e si può passare dalle atmosfere rarefatte e ipnotiche di Idioteque, alle chitarre di uno dei pezzi più aggressivi della band, 2+2=5.

Il voto a questo The Best è la media tra il 10 relativo alla qualità del contenuto di quest’opera (perché su questo non si può discutere) e il 6 dell’operazione commerciale. Perché anche a qualcuno che si avvicina per la prima volta alla musica del gruppo inglese, consiglierei comunque (con la dovuta calma) di prendere uno a uno tutti i cd della band. Perché ogni disco, da Pablo honey in avanti, è in effetti già un greatest hits. Perché più che mai nella band che ha ridisegnato i contorni del rock degli ultimi quindici anni, ogni brano ha un suo significato, e sarebbe un peccato perderne il senso.