Rem – Accelerate

Rem – Accelerate

Non si capisce come ma matematicamente un gruppo che arriva al terzo album deve essere per forza bollito. Figuriamoci una band come i Rem che hanno da tempo superato la doppia cifra. L’opinione pubblica, la critica, ma anche i fan stessi, ad un certo momento della carriera di qualsiasi band sembrano come disaffezionarsi alla band stessa, dichiarandosi traditi o infastiditi dalle nuove strade intraprese dai propri beniamini.

Siamo dunque di fronte alle solite frasi tipo: erano meglio prima, sono proprio diventati dei vecchi e roba del genere. É ovvio che le sfortunate occasioni ben si legano con la scena Metal e Rock: più una band era dura, cupa o magari semplicemente Indie agli inizi di carriera e più sarà marchiata a fuoco per tutta la vita (con quelle maledette categorie prestabilite).

Sembra come se si stia parlando di oggetti, di manufatti senza cuore nè anima. Dovremmo tutti ricordarci che le formazioni di cui ascoltiamo i dischi sono formate da uomini che nascono, crescono e muoiono. É logico pensare dunque che un essere umano normale non avrà le stesse tendenze a diciotto come a quarant’anni.

Scusate la lunga premessa ma chi scrive ne ha sentite ultimamente di cotte e di crude e soprattutto per la band che si va a recensire, la cosa era diventata piuttosto ridicola. La verità è che i Rem, dopo un paio di dischi in cui si erano divertiti con le melodie e con l’elettronica, sono tornati ad alzare il volume delle chitarre.

Fin dai primi arpeggi elettrici di Living Well Is The Best Revenge si capisce che la band americana è tornata ai viaggi Rock che compiva nei primi anni ’80. Ecco dunque che dischi come “Murmur” e “Green” non appaioni poi molto lontani, non solo per la squillante velocità d’esecuzione di brani come Accelerate e Horse to Water (le chitarre corrono veloci sfornado brani al limite con il Punk), ma anche per la rinnovata vena creativa.

Brani come Supernatural Superserius si tingono di pepata malinconia (il pezzo rappresenta la ritrovata voglia di eccedere del gruppo); la voce di Stipe viaggia delicatamente sul tappeto ritmico creato ad arte da Michael Mills. Proprio la voce di Stipe rappresenta il valore aggiunto anche per i soliti brani eccezionalmente onirici che la formazione americana riesce a sfornare con una facilità impressionante (Hollow Man è una power ballad condita a dovere di passi pianistici leggiadri e romantici mentre Until The Day Is Done riesce a ricreare le magie acustiche di “Automatic for the People”).

Che dire? “Accelerate” restituisce al Rock una band che non era affatto persa (era semplicemente distratta da altro tipo di musica) e si pone come uno dei migliori album di questo 2008 appena iniziato.