Roallercoaster – Unfinished Business

Roallercoaster – Unfinished Business

Il tempo risolve tutti i mali. Il tempo è il peggior nemico. Il tempo è l'unico fenomeno che non si è in grado di arrestare.
I Rollercoaster questo non lo sanno. O forse sì ma credono talmente in ciò che fanno, in ciò che suonano, che se ne infischiano di questi assiomi e camminano per la loro strada. Una strada che non è farina del loro sacco, questo si intuisce subito, ma che loro vogliono percorrere, non si sa bene con qualche intento, se quello di voler fare puro revival o volersi differenziare in qualche modo.

È così l'ascolto di questo “Unfinished Business”, seppur registrato nell'annus domini 2010, risulta un immenso salto indietro nel passato, quando la musica iniziava a produrre i primi grandi artisti immortali (o forse il contrario), il rock iniziava a prendere le distanze dal rhythm & blues e Lou Reed partoriva le prime sue gemme. Un salto che a primo acchitto non sembra così faticoso, anzi l'opener “Change Is Due” risulta addirittura avveniristica, a metà tra un tentativo stoner ed uno sfogo “educato” alla Turbonegro, ma poi a canzone avviata si trova il link con la successiva “Between Seeing And Not Seeing” e con il resto dell'album: una musicalità figlia di Stooges e Rolling Stones, di quel loro carisma giovanile che diceva tanto e purtroppo (o per fortuna) dice ancora a distanza di dozzine e dozzine di anni.

Ma ciò non basta per i Rollercoaster perchè per perfezionare la propria proposta musicale sono ricorsi anche ad una dose di indie rock che offre quel giusto risultato di “passato modernizzato” (o forse il contrario) e fa risultare il combo qualcosa di attuale. Ma a questo punto e con questi presupposti si sa, è inutile nascondersi dietro l'alibi della “sperimentazione” e l'unica cosa che si può fare è procedere per la propria strada se ci si crede sul serio. Resta però chiaro che andrebbe ricordato a questi tre ragazzoni che davvero il tempo è l'unico fenomeno che non si è in grado di arrestare.