Ronin – Fenice

Bruno Dorella è l'uomo che ha fondato la casa discografica Bar La Muerte, impegnato anche in molti progetti fra cui i temibili OvO e gli ossuti Bachi Da Pietra.
Nel tempo libero, si fa per dire, lo possiamo ammirare nel combo cinematico che ha come moniker Ronin.
Nei tre anni passati da L'ultimo Re sono avvenuti alcuni cambiamenti importanti, a partire dal nuovo batterista Paolo Mongardi.
Registrato in uno studio casalingo, Fenice unisce il post-rock alle atmosfere cinematiche, migliora notevolmente la loro capacità di messa a fuoco della meta affinando i mezzi per raggiungerla.
Nonostante gli ospiti dai nomi altisonanti (Gabrielli, Manzan) Fenice non subisce deragliamenti, il sound dei Ronin appare diretto come una retta e preciso come il taglio di un bisturi guidato da una mano esperta.
Il lavoro si presenta complesso ma fruibile, è fatto di una "malincomelodia" accattivante.
Chiudendo gli occhi la mente è libera di correre lungo le distese ampie e desolate dell'America, la magia sta ne lento andamento cinematico che scorre senza nessuna fretta di arrivare.
Le chitarre s(u)on(an)o pulite affidandosi a poche note su cui il basso, più che condurre, sembra quasi appoggiarsi.
La sezione ritmica gioca su colori morbidi, i toni delicati delle spazzole, ad opera della new entry, non colpiscono mai direttamente ma proteggono dal freddo come un mantello.
L'uso del sostantivo fenice implica un cambiamento sensibile, un'emersione dagli abissi e una ripartenza necessaria.
Bisogna ammettere che il team di Dorella ha superato tutte le aspettative spostando di molti gradi in avanti il proprio orizzonte.
Spuntano delle atmosfere tarantiniane nella cover, resa famosa da The Voice, "It Was A Very Good Year" in cui la voce di Emma Tricca si erge a faro squarciando le atmosfere fumose.
Meglio fanno "Nord" e "Conjure Men" giocata su percussioni ipnotiche, fiati sinuosi, e chitarre appena accennate per uno zenit dell'intero disco.
Li potremmo accostare, con qualche forzatura di stile, agli Earth, la loro visione accomuna atmosfere in stile Morricone e rock fuso con il western dalle venature psichedeliche.
La rinascita arreca dolore, il rinnovamento genera paura ma tutto ciò, per ora, non sembra interessare alla fenice che, giocando d'astuzia e facendo leva sull'immaginazione, torreggia dall'alto imponendo il suo volo.