Russian Circles – Enter

Russian Circles – Enter

La prima cosa che mi è passata per la mente dopo aver ascoltato quest’album è stato:

“Siamo in tre
Non vogliamo cullarti.
Non vogliamo confortarti.
Questo è solo un gran mattone.”

E in quanto mattone, dovunque ti colpisca, farà sempre male. Scarne melodie malinconiche si intersecano con crescendo più o meno elaborati formando un vortice di note e pensieri, un vortice paludoso nel quale si rimane spesso aggrovigliati.

Anche nei suoi brevi momenti di distensione, al respiro non è permesso un vero e proprio riposo ma si procede incalzando in una implicita dimensione di tensione e angosciante attesa.

Siamo ormai lontani dai verdi campi scozzesi dei mogwai e ancora piu’ lontani dalle sognanti melodie di chitarra degli explosions in the sky ;quello che rimane è solo uno scheletro; chiuso, gelido e allo stesso tempo capace stranamente di rassicurarti nella sua semplicita’.

L’instabilità emotiva che trasuda dall’intero album cresce nella fase centrale dove “death rides a horse” fa da padrona; incalzante, accellerata, senza interruzioni; un magma di chitarre che va a deporsi in un devastante muro di suono conclusivo.

E subito dopo la title track, “enter” all’inizio quasi un requiem western dal lontano sapore morriconiano, e via subito con il turbo allontanandosi sempre di piu’ a cavallo di ritmiche punk e fraseggi spezzati.

Solamente verso la conclusione (you already did) si percepisce un lieve spiraglio, agiato, confortevole e allo stesso tempo lontano e irraggiungibile, quell’ unico spazio in cui poter abbassare le difese ed eccolo finalmente…un lampo di dolcezza in una colata d’asfalto. stupendo.

Amate lasciarvi scivolare giu’ fino a toccare il fondo?? Allora non crogiolatevi nel vostro guscio qui c’è un mattone da affrontare.