Shelley Short – A Cave, a Canoo

Shelley Short – A Cave, a Canoo

Non ci sono sussulti in “A Cave, a Canoo”, il terzo album di Shelley Short per la Hush records. Anche perché la musicalità gentile della brava cantautrice di Portland non li prevede. La sua è arte allo stato puro. I suoi soggetti sono disegnati usando colori pastello, impreziositi con sfumature sottili, quasi invisibili se osservate da lontano.

C’è voluto più di un anno per realizzare quest’album, per via delle molte collaborazioni nelle quali è stata impegnata la songwriter. Ma il tempo ha giocato a suo favore, dal momento che i brani risentono favorevolmente di una trasparente sensazione di calma, di comodità compositiva.

Dieci canzoni ovattate, personali, che in poco più di mezz’ora si fanno apprezzare per via dei mille suoni che s’intrecciano dietro la preziosa voce della Short, la quale, forte di un timbro soave, rilassato e dallo spicatto senso melodico, centra in pieno l’obiettivo di farci intravedere posti lontani e incontaminati.

E Shelley non è sola, al suo fianco ci sono diversi amici musicisti (citiamo Rachel Blumberg dei Decemberists e il contrabbassista Glen Moore), tra i quali spicca il guitarist Alexis Gideon, il quale ben figura anche al piano, con il synth e al basso.

“A Cave, a Canoo” è un disco che sa emozionare; certo, va ascoltato in tutto il suo insieme e possibilmente in uno scenario naturale, magari stando sdraiati su una canoa adagiata in riva al lago.