Shining – Black Jazz

Nord Europa che tu sia benedetto!

Arrivano al quinto disco i norvegesi Shining, e lo fanno con un piglio ostico ma teso a mietere più vittime possibili fra gli amanti dei vari generi frullati in questo lavoro.

In ordine: metal, industrial, elettronica, jazz, progressive, avanguardia, e se me ne sono sfuggite un paio abbiate pazienza l’età avanza, vengono tritati e compressi dallo schiacciasassi ritmico di questo combo.

Black Jazz è davvero un disco fuori di testa, capace di attorcigliarvi le budella sui folli saliscendi del sax schizofrenico, suonato a volumi altissimi e più distorto di una chitarra metal degli Isis.

Capaci di rovesciarvi addosso una quantità di cattiveria insostenibile, tagliente come un bisturi impazzito (The Madness And The Damage Done Pt. 1), passano da momenti parossistici a sezioni matematiche vicinissime ai King Crimson (Exit Sun Pt. 1).

Usano strutture stratificate, scardinando con la forza i confini fra i vari generi per creare una nuova piattaforma che si adatti più facilmente alla loro poliedricità.

La lezione del buon Zappa, Sun Ra e Captain Beefheart di traduce in riff quadrangolari, voce distorta e graffiante, drumming sincopato e progressione che ti mandano in apnea, facendoti strabuzzare gli occhi ad ogni imprevedibile cambio.

Il loro DNA è racchiuso in Helter Skelter che, come un reattore nucleare andato in avaria, rilascia scorie radioattive letali, fatte di riff vicini ai Fear Factory.

Gli Shining sono una band metal che sfugge alle classiche regole, il loro parto è doloroso, impreciso forse, ma di grande impatto.

Non hanno paura di osare, di sconvolgere, ma più che allontanare tanta violenza attira a sé nuovi ascoltatori.

Questi ceffi poco raccomandabili sono davvero fuori di testa, uniscono al rigore musicale una buona dose di furbizia nel confezionare un prodotto che solo apparentemente è poco vendibile.

Solo ascoltando BlackJazz Deathtrance potrete capire che razza di mostro, degli abissi siderali, siano gli Shining

Per chi scrive questa è l’uscita discografica del 2010.

Difficile cambiare idea dopo averlo ascoltato, difficile anche uscirne indenni.

Che il seme della follia alberghi in loro per molto, molto, tempo ancora!!