Sigur Ros – Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust

Sigur Ros – Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust

Molti sono i motivi per considerare i Sigur Ros una delle band maggiormente influenti dell’ultimo decennio; diverse anche le regioni di chi predica l’esatto contrario. Ma le linee di confine, a volte, sono impercettibili ed esistono solo sulle carte geografiche. “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust” non schiarisce del tutto le idee sulla band islandese, dalla quale ci si aspetta sempre il colpo a sorpresa, l’illuminazione ancestrale.

Le undici tracce proposte portano in dote una visione musicale personale, che esalta il carattere di un gruppo che dà la sensazione di non essere ancora arrivato allo zenit, a quel sospirato punto di non ritorno. E questo pensiero accompagna tutto l’ascolto del disco dal titolo in lingua islandese – tanto per distinguersi -; a cominciare da quella specie di gioco campestre che è l’opener “Gobbledigook”, seguita dalla gioiosa “Inní mér syngur vitleysingur” (probabilmente il pezzo meglio riuscito dell’intero lotto, per sintesi ed entusiasmo) e tutta una serie d’intrecci melodici, colmi di sfumature e intimità, dove archi, fiati e cori fanno da sfondo a una figura sinuosa che i Sigur Ros disegnano utilizzando colori pastello, accenni ritmici e sottintesi armonici di fattura sopraffina.

Da una parte possiamo parlare di un lavoro dal tocco paurosamente sensibile, fatto di musica circolare che delinea un’atmosfera surreale e – a tratti – inafferrabile, dall’altra sembra di stare dal dentista in attesa perenne del nostro turno; ma la verità sui Sigur Ros va solo ricercata nella cifra d’attenzione e pazienza che vogliamo investire in “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust”.