Sikitikis – B

Sikitikis – B (Il mondo è una giungla… per chi non vede al di là degli alberi)

“Le loro mani si cercano ora. Non si sono mai sfiorati.
Si guardano intorno, circospetti.
Dentro quel posto non c'è nulla che possa fermarli.
Non le pupille dilatate del batterista,
non il sudore del cantante, non i canini del bassista,
non il mantello dell'uomo nascosto dietro l'organo. “

Suonare rock senza chitarre è possibile? Solitamente la domanda non la si pone poiché si tratta di uno strumento connaturato al genere. Ma la sorpresa mista ad un certo stupore coglie nel momento in cui si ascolta il nuovo album dei Sikitikis. La band di Cagliari, prodotta dalla Casasonica (etichetta di Max Casacci dei Subsonica), propone 11 tracce di rock progressive senza avere un chitarrista nella propria line up. Il risultato è interessante in primis perché è una assenza egregiamente sostituita dal basso, spesso distorto, e dalle tastiere con un affascinante suono vintage (che i cultori di questi suoni sicuramente apprezzeranno) e poi per lo stile che i Sikitikis propongono.

Il titolo del lavoro è evocativo: “B”. Ma ancora più lo è il sottotitolo, che è anche il nome del breve preludio con cui si apre l’album, riportato in copertina tra parentesi: “Il mondo è una giungla… per chi non vede al di là degli alberi”. Riflettendoci viene alla luce un implicito messaggio ivi contenuto: scrutare oltre gli alberi che circondano la vita i quali, come fossero ombre della caverna del mito platonico, ci impediscono di guardare oltre la parvenza delle cose. Ed è questa stessa parvenza, sotto l’egida dell’illusione, ad apparirci come realtà. Interessante! Almeno quanto il titolo! Il significato di quest’ultimo, invece, è riconducibile probabilmente alla b di b-movie la cui produzione fu estremamente prolifero il nostro paese tra gli anni ’60 e ‘80 (ma è riconducibile anche a lato b, serie b o fase b).

Anche qui vi è un altro messaggio: voler rivalutare e omaggiare ciò che è sempre stato ritenuto di secondo piano, di infimo valore, in altre parole: di serie b. I riferimenti cinematografici ascoltando le undici tracce non sono espliciti, ma lo divengono riflettendo sul titolo. È come se la band esprima la propria passione per il cinema con un progetto musicale in cui la musica si fonde omogeneamente con il cinema; fusione da cui, però, non è la musica a fare da colonna sonora al grande schermo, ma sono le storiche pellicole b-movie a fare da colonna sonora alle atmosfere che melodiose dalla composizioni si diffondono. Ne sono esempi la seconda traccia Little Lu, dominata da suggestioni e atmosfere degli anni ’60, Rosso sangue decisamente più dura e aggressiva e Piove deserto, bellissimo brano dai toni vivi e malinconici.

Interessanti sono anche Ultima mano, Mi avveleni il cuore e la reinterpretazione in chiave moderna di Storia d’Amore di Adriano Celentano. Degne di nota sono, infine, le atmosfere psichedeliche del brano di chiusura, totalmente strumentale, Le grand diable.

Manca la chitarra come dicevamo, il suono è ottimamente riempito dagli altri strumenti, soprattutto dalle tastiere che sono determinati nel creare suoni sintetici e atmosfere cupe, ma nelle parti più dure dell’album l’assenza si fa sentire; le distorsioni della chitarra sono difficili da supplire!

Ma è l’unica obiezione che si può sollevare ad un lavoro così interessante ed originale, degno di nota soprattutto per la profonde suggestioni che emana. Sarebbe bello, ora, vederli alle prese con una colonna sonora, saggiare la sensibilità musicale che si fonde con quella cinematografica, ascoltare “B” in un vero b-movie.