Six Organs of Admittance – Shelter From the Ash

Six Organs of Admittance – Shelter From the Ash

Giunti al decimo anno di attività, i Six Organs of Admittance ci regalano un altro viaggio nella polvere del deserto. Lì, dove l’inquietudine diventa melodia e la solitudine valida compagna di riflessione.

Dietro a questo nome si nasconde Ben Chasny che, nel 1998, decide di mettere insieme il più importante dei progetti che ancora lo vedono protagonista (Current 93, Comets on Fire, Badgerlore, Plague League, August Born), e di ispirarlo ai raga indiani di Robbie Basho, ai fingerpicking di John Fahey e allo spiritualismo new age dei Popol Vuh. E si nasconde tranquillo dietro la sua chitarra, aspettando solo di farne lo strumento grazie al quale questo viaggio potrà avere inizio.

Le calde giornate ad Oriente, dove resteremo piacevolmente abbagliati, ci circonderanno grazie ai placidi arpeggi di canzoni come Alone With The Alone e Goddess Atonement. E sapremo che i nostri passi possono diventare sempre più irrequieti se intenti a seguire le trame di Coming To Get You e Strangled Road, canzone in cui Ben duetta con Elisa Ambrogio, dei Magic Markers, in un morbido ritornello sospirato.

E ci fermeremo, a pensare, mentre accanto a noi scorre il tramonto, durante Jade Like Wine, nell’intimismo solitario che sa regalarci lo psycho-folk di quest’album, ricco di momenti strumentali spesso in crescendo di intensità.

I Six Organs of Admittance, nel corso della loro carriera, hanno scelto di consolidare il proprio stile invece che intraprendere la strada della sperimentazione. Ecco perché quest’ultimo lavoro dell’artista californiano potrà sembrare qualcosa di già conosciuto a tutti coloro che già sono suoi ammiratori. Sarà però una gradita sorpresa per tutte quelle orecchie che si avvicinano per la prima volta alla sua musica, colpite certamente dalle atmosfere sornione e rarefatte, melodiche e sognanti che non disdegnano assoli chitarristici dolci-amari.

Il viaggio termina (per ora) con Goodnight, una dolce ninnananna che si distende accanto a noi mentre cerchiamo di riposare, ipnotizzati dall’arpeggio e dalla voce. Chiudiamo gli occhi lentamente e ci lasciamo ingoiare dalla notte. Quasi fosse un rito che ci accompagnerà ogni sera questa sensazione di libertà e meditazione che sentiamo finalmente tutta nostra.