Smashing Pumpkins – Oceania

Stellar è un b-side di That's the way (my love is), secondo singolo estratto da "Zeitgeist" del 2007, uno di quei pezzi che Billy Corgan sembra scrivere quasi per scherzo in un pomeriggio chicagoano noioso e assolato. Eppure, riascoltare Stellar all'indomani dell'uscita di "Oceania" svela un germe, un seme che i Pumpkins piantarono in gran segreto, lontano dagli occhi e dalle orecchie (e aggiungeremo, dalle penne) di tutti. Corgan riparte da qui, dalle stelle a lui tanto care, simboli di potenza e grazia, per chiudere il suo viaggio in un altro mondo sterminato, senza fine, oceanico. Quello di un bambino nato già adulto, genitore per il suo fratellino malato, "starchild" solitario diventato leggendaria rockstar per un'intera generazione di ragazzi. Non come adolescente tormentato, ma come guida emotiva della "little tribe" cobainiana, di cui Kurt era l'anima eletta e Billy il rassicurante fratello maggiore. "Oceania" incarna i primi passi di un Corgan che, come Jim Morrison, "si sbarazza della sfida con una scrollata" ed entra a testa alta nella sua maturità biologica, quella che l'anagrafe fissa al momento in anni 45, ne fa un uomo non più nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma figlio (o spirito) del suo tempo. E stupisce chi se ne stupisce. Chi non vedeva l'ora di rimpiangere i bei vecchi tempi di "Siamese Dream" e "Mellon Collie", aspettando i nuovi Pumpkins al varco giusto per poter dire "lo sapevo, Billy si è rincoglionito da un pezzo". Sarà. Vivere di (e nel) passato, però, equivale a dire non essere andati né avanti, né indietro. Stagnare. Billy Corgan questo non lo ha mai fatto. Anzi: nel recente passato ha trattato i suoi fan come peggio non poteva, musicalmente parlando. Ma non si è fermato. Ha scritto pezzi orribili, è verissimo. Ha insultato i suoi vecchi compagni di viaggio tanto per dare la colpa dei suoi fallimenti a qualcun altro, è verissimo. Ma "Oceania" è un gioiello, è un disco bello, a tratti splendido. Ed è ingiusto piantarsi sui ricordi, sulle lacrime e sul pogo che gli Smashing Pumpkins hanno regalato a milioni di ragazzi. Oggi, i Pumpkins di "Oceania" sono una squadra ispirata, musicisti ottimi, provenienti da esperienze artistiche molto diverse che, frullate tutte assieme, hanno concepito un disco eccellente. Un "disco nel disco", in quanto parte di "Teargarden by Kaleidyscope", un'idea che richiama il "Sogno nel sogno" di Poe e il "Teatro nel teatro" shakespeariano. Solo per questo, mezzo punto in più. Ma l'impronta decisiva sono i suoni, la cura che Corgan ha ricominciato a mettere nella creazione del suo mondo. Synth intrecciati a chitarre acustiche intrecciate a cori intrecciati a distorsioni shoegaze. Ascoltare questo album in Mp3 è una cosa. Ascoltarlo nello stereo è un'altra. E in cuffia, un'altra ancora. A testi francamente banali si oppongono suoni che vengono da un altrove lontano, galleggianti a distanze astronomiche che l'occhio di Billy ha reso enormi sorgenti di energia. "Oceania", come un fascio di luce, va preso nella sua interezza, uscendo dalla logica del singolo episodio. E' un mare calmissimo e uno sciame di asteroidi impazzito; è vecchiaia e gioventù; è amore, coscienza, tradimento e fedeltà. E' un punto di partenza per i nuovi Smashing Pumpkins, in lento viaggio verso una forma ancor più netta di gruppo e di suono. Per strada, intanto, ci sono i vuoti e i pieni di Pinwheels che si addensano lentamente nelle vene, c'è l'incedere spezzato in tre atti di Oceania, canzone-madre dell'album e manifesto dell'estetica corganiana. E c'è l'essenza magica di Pale Horse che quelle stesse vene dilata e gonfia come un astro in esplosione. Ci sono, insomma, le distanze che il gruppo impone tra il suo concetto di musica e il rock alternativo, se mai è esistito e c'è infine il passato e il presente della band, fedele a sé stessa come poche altre.