Sparklehorse – Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain















Sparklehorse – Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain

Genere:Indie Rock
Data uscita:N.A.
Label:N.A.
Durata:N.A.
Sito Web:N.A.
Voto:7/10
Recensito da:Enrico Mainero
"Sparklehorse

Sparklehorse – Dreamt For Light Years In The Belly Of A Mountain

One man-band si dice oltre manica. Mark Linkous è gli Sparklehorse. Musicalmente non si discostano poi molto da un Country introspettivo e malinconico (le loro liriche sono costruite attorno ad un singolare linguaggio simbolico). Durante il tour del primo disco Linkous venne trovato in overdose di valium e antidepressivi, svenuto nella sua stanza d'albergo. Ricoverato in ospedale, rischia di perdere entrambe le gambe.

Avvenimenti che segnano una vita difficile e che condizionano il lungo periodo di depressione che il leader degli Sparklehorse ha attraversato durante gli anni a venire (gli ultimi tre anni sono stati i peggiori). Trovata la forza di comporre nuovamente musica sente la necessità di contattare Danger Mouse per arricchire il proprio sound di elementi elettronici. Don’t take my sunshine away sembra però uscita dal White Album dei Beatles per l’eleganza delle melodie e per la cura che mostra negli arrangiamenti.

Le chitarre non sono invasive ma si mettono al servizio di un’atmosfera tetra e sofferta. Gli arpeggi iniziali di See the light sono di quelli che bloccano il respiro; la calda voce di Linkous si assesta su una musica circolare e ipnotica che non annoia ma coinvolge e affascina. Some sweet day è una stupenda ballata acustica, solare e dalla divertente melodia. Nell’intersecarsi di chitarra acustica e piano si possono trarre elementi dal sapore agro-dolce che non lasciano indifferenti. Ghost in the sky invece è tra i Lemonheads e i Placebo. Le chitarre sono distorte e la voce (filtrata) consegna al brano la rabbia giusta di un punk-rock sfrontato e irriverente. Al disco manca comunque qualcosa per raggiungere il top; Linkous si perde eccessivamente tra suoni dalla difficile comprensione e sperimentazioni elettroniche che non sempre facilitano il lieto scorrere dei brani (Morning hollow).