Starr, Ringo – Liverpool 8

Ringo Starr – Liverpool 8

Passione e spensieratezza. Questo porta in dote l’ultimo album di Ringo Starr, “Liverpool 8”. Da sempre considerato un uomo più che fortunato (per essersi trovato al momento giusto e al posto giusto) e un batterista appena sufficiente (quando addirittura mediocre), la carriera dell’ex Beatles è stata caratterizzata da un continuo sali scendi che nel corso degli anni non ha giovato alla sua popolarità.

La verità, almeno per chi scrive, sta nel fatto che Starr è sempre stato un discreto batterista, con un più che decente senso del ritmo (le sessioni di registrazione dei Fab Four si fermavano spesso ma mai per colpa sua); questo, abbinata alla carica carismatica che ha sempre dimostrato, ne fanno un artista completo e sottovalutato.

Uscito ormai da qualche mese il lavoro propone sonorità tipicamente british; chitarre solari e melodie che si appiccicano in testa al primo ascolto (e che difficilmente sgombrano la scena una volta tolto il cd da lettore).

L’artista affronta argomenti che riportano al passato (Liverpool 8, la traccia che dà il titolo al disco si muove con delicatezza in territori particolarmente cari al passato da batterista della band più famosa di tutti i tempi; il tutto condito da chitarre scintillanti e cori da brividi) e ematiche che legano alla quotidianità della vita di tutti i giorni. Il punto del successo è che tutti gli argomenti trattati vengono conditi quasi sempre da umorismo e solarità, allegria e divertimento.

If it’s love that you want cavalca la scena con melodie frizzanti e cori che strizzano gli occhi agli anni ’60. Anche a livello strumentale le sonorità del brano e del disco in genere si fondono con piacere tra elementi piuttosto retrò e passaggi più moderni e attuali (Now That She’s Gonna Away è un brano che possiede una discreta carica ritmica; si balla con un Blues Rock decentemente sporcato dai soliti cori dolciastri e da assoli chitarristici tanto sanguigni quanto eccezionalmente coinvolgenti).

Ne viene fuori un lavoro ben suonato e ben cantato (la voce calda e nasale è rimasta quella che allegeriva “Revolver” con Yellow Submarine); una raccolta di canzoni Pop Rock che non sconvolgeranno l’ascoltatore per originalità e per invenzioni tecniche ma che sapranno cullarlo in un lungo e delicato viaggio a Liverpool.