Subsonica – Eden

La mia reazione ascoltando “Benzina Ogoshi”, quinta traccia di Eden, ultimo lavoro dei Subsonica, è stata la stessa di quando, ormai qualche anno fa, uscì “Technologic” dei Daft Punk. L’istinto porta a dire “ma che razza di canzone è questa?”, ma allo stesso tempo il dito spinge il pulsante per riportare la canzone dall’inizio, e poi ancora e ancora. Un pezzo ipnotico e che rapisce. E pensare che “Benzina Ogoshi” doveva essere solo uno scherzo per i fan. Ed invece si rivela probabilmente il brano più innovativo, forse l’unico, di un lavoro che vede ancora i Subsonica ripercorrere le stesse strade. Questo non deve per forza essere qualcosa di negativo, perché se si riesce a fare un lavoro davvero bene, cambiare potrebbe essere deleterio. “Eden” è un sunto della carriera di Samuel e compagni, e vede al suo interno tutti gli elementi che hanno caratterizzato i precedenti lavori. Il singolo “Istrice” intriso di toni plumbei e misteriosi è probabilmente il miglior collegamento con il loro album passato, “L'Eclissi”; un pezzo come “Il Diluvio” col suo ritmo frenetico e martellante non avrebbe sfigurato all’interno di “Microchip emozionale”; mentre il sound prettamente pop di “Terrestre” si ritrova all’interno del brano “La Funzione”. Positiva anche l’idea di iniziare e concludere il disco con due pezzi, “Eden” e “L’Angelo”, che lasciano spazio ad un’elettronica più rarefatta e sognante. All’interno del lavoro non mancano nemmeno i momenti che nel live faranno saltare i fan del gruppo; “Prodotto Interno Lurido” si candida a diventare un futuro inno dei Subsonica, mentre “Serpente”, col suo finale in crescendo, emoziona l’ascoltatore. I Subsonica sono una band ormai matura, che non ha più l’obbligo di stupire e che può contare nella sconfinata fiducia di un nutrito numero di seguaci. E stavolta l’attesa non viene tradita; senza osare troppo, ecco sfornato un album davvero godibile che scorre piacevolmente dall’inizio alla fine senza intoppi. Non sarà una pietra miliare della loro carriera, ma dopo un capitolo tanto complesso e difficile da digerire com’era stato “L'Eclissi”, si sentiva il bisogno di una parentesi più leggera. E si può quasi parlare di successo.