Supergrass – Diamond Hoo Ha

Supergrass – Diamond Hoo Ha

Una delle band storiche di un periodo che non esiste più. Il Brit Pop e i Supergrass hanno vissuto entrambi un periodo folgorante, fatto di singoli che scalavano le classifiche e di concerti che riempivano le arene. Ora, a distanza di qualche anno, i Supergrass hanno ridimensionato la propria musica, limando qua e là qualche entusiasmo adolescenziale, per sostituirlo con una maturità più cupa e riflessiva.

Gli ultimi dischi della formazione inglese richiamavano infatti certi aspetti della psichedelica Rock di fine anni ’60, per fonderla amabilmente con delle chitarre sempre più nere e nervose.

Diamond Hoo Ha apre le danze dell’omonimo disco (sesta fatica in studio della band) tra chitarre incendiate di un furore davvero accecante. Il riff che attraversa l’intera traccia è duro e cupo (qui la band si avvicina a sonorità Hard – Rock sanguigne e devastanti). La voce di Gaz Coombes, leader indiscusso della band di Oxford, riecheggia beffarda e volgarmente puerile anche nella punkeggiante Bad Blood, vera e propria gemma del disco (molto coinvolgente la melodia e buona la riuscita chitarristica di certi passaggi).

La formazione ha visto ultimamente modificarsi le proprie fila. Mick Quinn (il bassista) non ha potuto partecipare alla promozione del disco perché impegnato con il proprio osso sacro (è caduto in piena notte dalla finestra del primo piano dell'albergo dove alloggiava durante una vacanza in Francia). In compenso "Diamond Hoo Ha" propone come ospite (alle tastiere) il fratello più anziano di Gaz, Rob.

Il produttore scelto per il lavoro è Nick Launay, già al servizio di Inxs, The Virgin Prunes, Talking Heads, Silverchair e Nick Cave. Il Sound che ne è venuto fuori è molto potente e denso; le chitarre rubano la scena alla sezione ritmica per un bacio agro-dolce in perfetto stile Rock’n Roll.

Chiude il disco l’ottima Butterfly. Si tratta di una traccia dal ritmo sostenuto e dalle melodie malinconicamente sospese. La riuscita del brano si affida alla voce di Gaz (sempre più tagliente e beffarda) e ad una sessione ritmica che abbandona gli schemi.

Dopo aver fatto da spalla ai più giovani Arctic Monkeys (e aver toccato il fondo di un periodo che non regalava più alcuna soddisfazione) si prevede un periodo di risalita per la formazione Oxfordiana.