Surgery – L'Altra Educazione

Surgery – L'Altra Educazione

L’Altra Educazione è un disco bello, suonato bene, originale e soprattutto diretto, che non si perde in eccessivi preamboli o costrutti musicali complicati. L’intro è azzeccatissimo: già si riescono a intravedere le problematiche sociali di cui il disco è intriso, già si può sentire a pelle il malessere che i nostri provano per questa società. Il lavoro è un susseguirsi di testi al limite della razionalità, che sprigionano tutta la loro delusione e orrore verso gli avvenimenti che infestano i giorni nostri.

“Grandine” apre le danze: un bel pezzo, divertente, che prende subito per il suo ritmo elevato, senza sosta, accompagnato da un cantato semplice e cadenzato. Le tre tracce successive (“L’erba cattiva”, “Elettroshock” e “Siamo animali”) sono violente, “allo stato brado!”. Musica e testi si intrecciano in un’atmosfera cupa e distruttiva, lasciando senza respiro l’ascoltatore. In queste prime quattro tracce il gruppo riesce a dare veramente il meglio di sé, con urla, ritmi sfrenati e parti di chitarre dure e compatte; a dare una marcia in più è, secondo me, la voce di Cristina che riesce ad essere violenta e dolce, adattandosi alle situazioni. “Stupida Estate” è più malinconica, diciamo anche romantica, manca un po’ di mordente ma resta comunque un bel pezzo.

Ora si arriva, secondo il mio modesto punto di vista, alla punta di diamante di questo lavoro: “L’angelo”. Appena l’ho sentito, me ne sono innamorato! Ha un ritmo veloce, non dà tregua, il cantato è diretto, il testo schizofrenico, la musica è compatta e, come dice anche il testo, “è un treno che mi ha preso in pieno”. Dopo l’ascolto si resta frastornati, su di giri! Cristina dà il meglio di se circondata da un vortice di suoni che ti attacca alla parete! Gli altri otto pezzi che compongono il lavoro sono sul filone dei precedenti, forse un pochino meno diretti e un po’ più elaborati, ma comunque completano in maniera adeguata questo gran bel lavoro.

L’unica vera critica che mi sento di fare, è che forse l’album è un po’ troppo lungo e rischia di essere ripetitivo se non piace il dark industrial. Per concludere, devo solo dire: bravi ragazzi… complimenti!