Tavernelli, Fabrizio – Oggetti del Desiderio

Fabrizio Tavernelli è un musicista che ha alle spalle una lunghissima carriera. Si è, per così dire, “sbattuto” fin dagli anni ’80, spaziando da un genere all’altro, guadagnandosi così la fama di artista eclettico.

“Oggetti del desiderio” è la sua prima opera solista, dieci canzoni che lo riportano ad una forma di canzone cantautoriale italiana più classica. E fino a qui, nulla di sbagliato. Ciò che personalmente mi lascia un po’ interdetto, è la scelta, forse voluta, di semplificare al massimo le proprie composizioni, lasciando così all’ascoltatore una canzone leggera italiana, che francamente potrebbe essere stata partorita da un ragazzino di primo pelo appena uscito da un talent show, e non da un artista sulle scene da decenni.

Ad onor del vero, i testi denotano un certo spessore, e presi a parte sono piacevoli da leggere. È il connubio con la musica a non convincere, perché il risultato finale svilisce il senso delle parole. Siamo di fronte ad un pop-rock, con netta prevalenza della prima parte; eppure è proprio quando la componente più rude a prendere spazio che si assiste ai momenti migliori del disco. Ad esempio “La Banda” ,che potrebbe ricordare qualcosa dei Negrita, è un buon pezzo, veloce, accattivante e che resta impresso nella mente. Mentre “Benvenuti tra i rifiuti” sfodera più che altro un cantato arrabbiato, che si riflette in un testo aggressivo.

Per il resto il disco scivola via in maniera troppo esile, senza farsi notare. Anche il parlato dell’omonima traccia finale non convince, non penetra in profondità come dovrebbe. Ed è un peccato, se si pensa alla caratura del personaggio che c’è dietro a questo lavoro.

Certo, in radio trovano passaggio canzoni dei Rio o dei Modà, e di sicuro a quel pop-rock Tavernelli non ha nulla da invidiare. Ma a fine ascolto resta l’impressione che ci sia poco per poter esultare.