That Fucking Tank – Tanknology

That Fucking Tank – Tanknology

Amate la musica tirata, diretta, senza ammiccamnti e sotterfugi? Ok, allora il secondo album dei That Fucking Tank potrebbe andar bene per soddisfare le vostre voglie.

“Tanknology” non è certo un capolavoro, diciamolo senza giri di parole, ma è un disco che in poco più di mezz’ora riesce a metterti addosso una bella carica d’adrenalina, grazie alle capacità del duo inglese (Andy Abbott: chitarra baritono e doppio amplificatore; James Islip: batteria senza tom) di interagire in un continuo rimando di ritmi incessanti e melodie controverse, taglienti, fuori schema.

Dieci brani strumentali, già testati nelle molte esperienze live, tra i quali si distingue il tributo al Boss intitolato “Bruce Springstonehenge”, con il riff di “Dancing in the dark” ripetuto all’impazzata, e l’open track “Keanu Reef” che, oltre all’attitudine per i titoli spassosi, porta dentro di sé i lineamenti principali dei That Fucking Tank: fantasia, sostanza, rumore ben assestato. Tratti che si ripercuotono sul resto dei pezzi, da quelli meno apprezzati dai nostri vicini (“Evan Dido”) all’unico in grado di conciliare una pennichella pomeridiana (“John Faheyshanu”).

Nell’ascoltare “Tanknology” difficilmente si riesce a star fermi, mentre è facile innamorarsi di questa coppia dalle idee chiare e apprezzarne la sfrontatezza, la voglia e l’esuberanza con la quale plasmano la materia sonora.