The Child of A Creek 
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The Earth Cries Blood

Sono le distese personali, le segrete e intime montagne dell'anima a scandagliare gli attimi custoditi all'interno di The Earth Cries Blood. The Child Of A Creek, moniker dietro cui si cela Lorenzo Bracaloni, imbocca così i sentieri di una natura umana oscura e di una accesa spiritualità interiore fondendo le energie bucoliche ed evanescenti di precedenti lavori come Whispering Tales under an Emerald Sun eFind A Shelter Along the Path ai tormenti dell'uomo. 

Il conflitto Uomo-Natura esplode dunque con tutto il suo solitario carico di diffidenza e sofferenza attraverso la mescolanza di sonorità suggestive ed evocative, tra sintetizzatori, pianoforte, piano elettrico, flauto, arrangiamenti d'archi, chitarre acustiche ed elettriche, mentre il songwriting sghembo e greve acuisce il senso di oscura drammaticità dell'intero album. 

Il legame con la terra si fa concettuale nell'intreccio tra attitudine psych-folk e shoegaze, tra le sussurrate “astrazioni” autobiografiche e le tinte fosche e cupe degli arpeggi. L'atmosfera si fa lacerante e dolente in Don't Cry To The Moon, che si avvale della voce di Pantaleimon dei Current 93, ed è puntellata di spasmi armonici in Morning Comes, tra malinconia apocalittica (Leaving The Place, Black Storm Fly High) e laceranti sfumature aliene (Remembrances, Terrestre). Un disco dai suoni eleganti e dal respiro internazionale. Un album che conserva il mistero del silenzio in balia di traiettorie inafferrabili, voli rarefatti e notturni che lacrimano sangue.