Three Pigs Trip – Merciful Bullets

Three Pigs Trip – Merciful Bullets

Non fatevi ingannare dal nome, i tre maiali spaccano e questo loro viaggio non è niente male.
Il gruppo di Olbia, tutto italiano, con Merciful bullets, mini album di sei intense tracce, è molto vicino a quello che è l’album del grande salto. Ma solo Vicino.

Ci sono tutti gli ingredienti, che insieme ad una maturità non indifferente nel saper miscelare sapientemente tutte le influenze di cui un gruppo di origini “granitiche” come loro può risentire.
I gruppi di riferimento sono tanti e troppi, ma non fatevi ingannare, nonostante i Queens of The Stone Age e gli Alice in Chains siano un ombra molto marcata, non parlo di un album derivativo.

Cominciamo con l’esaltare un ottimo comparto vocale, davvero buono, ma con ancora buoni margini di miglioramento e che necessita di alcuni necessari ritocchi in fase compositiva e di missaggio. Alcune linee vocali e trame principali, soprattutto quelle chiare, non valorizzano al massimo la voce di Maurizio Pisciottu e spesso fanno fatica ad insinuarsi fra le meningi dell’ascoltatore.

Strumentalmente, come preannunciato, qui si tratta di un gruppo ricco di influenze, duro e talvolta persino definibile come psichedelico (alla larga però), e questo è chiaro fin dai primi ascolti. Ma la novità che li fa uscire fuori dal marasma dello Stoner, genere attorno a cui cercano di ruotare con instancabile varianza, è l’uso delle percussioni tribali di Marco Mazzoccu e del basso del bravo Marco Maneddu. Non so se parlare di Tool sia appropriato, ma diciamo che l’atmosfera che il gruppo richiama (talvolta “Toollesca”), non farà fatica ad avvicinarsi anche a chi non è un fan del genere originario del gruppo.

Oltre alle percussioni, è “Iena” ad occuparsi della batteria. A i due chitarristi, Luca Desini e Fulvio Fadda, è affidato il duro compito di mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore dettando i ritmi del gioco, e non c’è niente da fare, ci riescono il più delle volte. E il più delle volte è quella lieve, finissima, vena prog che porta la canzone nei lidi più disparati, l’ingrediente vincente.

Concludo con poche considerazioni: l’album è breve quanto intenso, ma può risultare poco scorrevole a volte; E’ duro, è metal, è stoner, è ben suonato e ben cantato ma e sforzo di personalizzazione compensa l’evidente derivazione da gruppi ben più famosi. E’un primo album e un ottimo punto di partenza. Questi Three Pigs Trip, fra qualche anno, non saranno un gruppo qualunque.