Torquemada – Himalaya

Torquemada è un nome che richiama ambiti diversi: dal dipinto "Crocifissione con il cardinale Torquemada", dove il personaggio cardine era in ginocchio a contemplare l'Altissimo, al meno famoso Horatio de Torquemada, figura onnipresente nelle saghe del gioco Monkey Island. Il Torquemada che andiamo qui a trattare riguarda una band di Bergamo alle prese con un nuovo lavoro discografico.
Risulta difficile entrare nelle atmosfere dell'Himalaya, capirne la bellezza ed apprezzarne la sconfinatezza e la solitudine. Allo stesso modo è complesso comprendere questo "Himalaya" che gode delle molte anime che abitano la sua robusta magniloquenza, non innovativo in quanto a suoni ma di certo creativo quanto al loro mescolarsi tanto da renderne onersa qualsiasi attività di distinzione l'uno dall'altro. Un rock che vuole essere alternativo nella mente del vocalist Alfonso Surace ma che poi, trasposto nelle note della sua sei corde, si tramuta in un alternative metal aggressivo e molto ben suonato. Un risultato a cui noi italiani non siamo abituati almeno fin quando non mettiamo il naso oltre confine (A Perfect Circle?!?); ciò nonostante non sembra che Il Torquemada faccia qualcosa per rendere canonico il proprio sound (addirittura i testi in italiano lo rendono ancor più stravagante).
Afterhours? Siamo oltre, anche se alcune assonanze ci sono. La realizzazione di quest'album è forse l'aspetto più curioso ed interessante, la difficoltà che c'è dietro la produzione sonora è tangibile ed anche un pezzo poco coinvolgente come "La Litania" nasconde sorprese visibili solo attentamente. Sperimentazione? "A Volte". Altre volte invece la sfuriata, alimentata dalle idee di contrasto e di cambiamento dei quattro, prende il sopravvento ("K1", "Lo Scatto") e riesce ad essere altrettanto convinvente. Introspettivo e cupo, non è un lavoro da assorbire con un facile ascolto e ciò già preannuncia lunghi dibattiti su questi 13 brani che segnano una maturità già raggiunta dalla band, ora nella formazione a quattro membri, per la prima volta.
In "Fibonacci" Il Torquemada decide di dare vita all'ennesima anima, stavolta post-grunge, in occasione dell'ennesima montagna, il Nanga Parbat, citata nel disco. Probabilmente citare tutte le sfumature ed i diversi suoni presenti nell'album significherebbe descrivere le caratteristiche della catena montuosa che dà nome al lavoro, un lavoro lungo, affascinante ed articolato.