Transatlantic – The Whirlwind

Transatlantic – The Whirlwind

Signore e signori… vi presento Roine Stolt, chitarrista frontman dei The Flower Kings, Pete Trewavas, il basso dei Marillion, e i due fondatori di questo supergruppo chiamato Transatlantic, che non hanno bisogno di presentazioni, Mike Portnoy e Neal Morse.
I quattro musicisti, con l'intento di catturare "lo spirito del prog" per l'ennesima volta, hanno sfornato un eccellente lavoro.

Un lavoro epico (il che non è necessariamente un pregio) vasto e complesso. La ripetitività di alcune tracce mina la piena godibilità e scorrevolezza di alcuni grooves, che in alcuni casi, possono far abbandonare l'ascolto ai meno tenaci.
Al contrario, la tecnica e la tenacia al gruppo non mancano. E' da notare infatti, quanto il lavoro sia perfettamente sinergico.

Quanti criticavano portnoy per la sua iperattività, non smetteranno di farlo, ma devono sapere che la sua collaborazione ad un progetto così ambizioso dà con ottimi risultati segno di grande maturità raggiunta nel tempo dal batterista del teatro del sogno e, nel complesso, nel disco il rock progressivo ne esce incontaminato dal cugino, Progressive Metal, di cui Portnoy appunto, è
uno dei portabandiera.
Un pizzico di "Prog Metal", piacevole ritorno al presente, è possibile trovarlo nei minuti finali della XI parte,"Is it really happening", che per i fan del genere sarà una chicca di nota, quasi sfacciata, ispirazione.

La voce portante, è di Neal Morse. Ma l'apporto vocale nei cori e talvolta nelle linee principali è da parte di tutti.
Ed è proprio la parte vocale che costituisce il secondo piccolo difetto. L'affascinante voce di Morse, decisamente alternativa ai tempi d'oggi, pecca però in varietà e sfaccettature che in un album del genere magari avrebbero potuto offrire una maggiore profondità.

Poco fa ho parlato di parte, non traccia in quanto, la traccia, almeno teoricamente è una ed una soltanto: The Whirlwind.
In pieno stile progressive quindi, la suite, si articola in XII capitoli, ognuno dei quali è legato ai precedenti da motivi, arrangiamenti e riferimenti testuali. I capitoli, chiamiamoli così, sono mixati ovviamente, come una canzone unica, e non ci sarà nessuna pausa tra le tracce che si fonderanno quasi sempre senza che l'ascoltatore se ne renda conto in ottanta minuti di progressive.

Esiste anche una edizione speciale dell'album, che non eviscero ma cito, per gli appassionati del genere, in quanto presenta oltre a quattro tracce inedite altrettante Covers. E visto che i signori che hanno scritto i pezzi originali sono i Genesis, i Beatles e Procol Harum per citarne alcuni, forse è il caso di non lasciarsela scappare.