Travis – Ode to J Smith

Travis – Ode to J Smith

Tornare prepotentemente a far parlare di sé con un disco convincente e ben congegnato. È questo il sogno, nemmeno tanto nascosto, di quelle band che durante la seconda metà degli anni '90 hanno segnato la strada di un PoP Rock febbricitante a suon di melodie deliziosamente affascinanti e di singoli che scalavano le classifiche di mezza Europa.

I Travis hanno vissuto momenti migliori; la loro forza commerciale è stata minata dalla presa di coscienza di altre realtà sonore (si vedano i cambi di direzione di Oasis e Coldplay) che hanno abbandonato certe strade sicure per gettarsi in territori più o meno inesplorati.

La band scozzese, forte di una capacità compositiva certamente al di sopra della media, sforna un disco che segna un netto distacco dalle sonorità dolci e ammalianti degli esordi (il lotto si concentra in atmosfere più eclettiche e nervose).

Nel complesso le undici tracce divertono e convincono al punto giusto (tanto da promuovere a pieni voti la formazione d'oltre manica). La voce di Fran Healy, sempre deliziosamente elegante e ammaliante, si dipana questa volta sorretta da granitiche chitarre elettriche (certe soluzioni stilistiche di Something Anything riportano alla mente alcune delle idee di band come Stereophonics e Oasis) e deliziosi fraseggi di una sezione ritmica davvero in forma (in Song To Self appare ben chiara una scelta totalmente in contrasto con la calma e la pazienza acustica dei primi dischi).

A dismostrazione che il lupo perde il pelo ma non il vizio arriva la splendida Before You Were Young con la sua emozionante e commovente marcia acustica (che fonde alla perfezione piano e chitarra in una deliziosa ballata molto romantica).

La band sembra dunque matura per continuare al meglio una carriera che, tra alti e bassi, ha saputo regalare momenti davvero coinvolgenti.