Travis – The Boy With No Name

Travis – The Boy With No Name

Cosa mai avranno questi gruppi d’oltre manica che noi non riusciamo a catturare? La magia delle melodie, la ricerca delle forme armoniche o forse è solamente la poesia che nasce spontanea dall’inglese ad attirarci tra le trame fantasiose ed eleganti di queste formazioni.

Il mistero si infittisce ancor di più dopo l’ascolto di “The Boy With No Name”, quinto disco in studio dei Travis, compagine scozzese dal fulgido passato e dal luminoso futuro. Dopo tre anni d’assenza, la band cerca di superare il non memorabile predecessore “12 Memories” con un lavoro più solare e ottimista, in cui splendono dolcemente eleganti momenti Pop. Per raggiungere questi risultati, i quattro ragazzi di Glasgow hanno chiamato in proprio aiuto tre produttori non proprio alle prime armi: Nigel Godrich, Mike Hedges e Brian Eno. Pare che il nome dell’album sia stato scelto perché il cantante e compositore, Fran Healy, dopo oltre un mese, non sia riuscito a trovare un nome da dare al proprio nascituro. Il primo singolo estratto dal disco, Closer, è una gradevole ballata acustica in cui i sussurri di Fran si impongono all’attenzione, cullati da una melodia fascinosa e rilassante.

Le performance vocali di Fran risultano particolarmente ispirate, mostrando dei graditi mutamenti rispetto alle cupe atmosfere di “12 Memories”. Da sottolienare che con questo album i Travis sembrano definitivamente abbandonare un certo approccio rock che, salvo qualche eccezione in passato, non ha mai regalato particolari soddisfazioni alla band. Eyes Wide Open rappresenta in questo senso l’eccezione che conferma la regola appena enunciata. La formazione scozzese si lancia in un brano leggermente più tirato; le chitarre si fanno più vive e frizzanti, danzando piacevolmente tra riff circolari e melodie robuste e cariche di adrenalina. A ricordarci qual è la vera spina dorsale del lavoro arriva subito dopo My Eyes.

Il brano esprime soffici bisbigli, sorretti da un caldo tappeto pianistico. Il tutto è preso per mano in maniera delicata ma coinvolgente da una chitarra acustica che rassicura e intrattiene piacevolmente l’ascoltatore. Come non promuovere un disco fatto di emozioni come questo?