Tre Allegri Ragazzi Morti – Primitivi del Futuro

Tre Allegri Ragazzi Morti – Primitivi del Futuro

I Tre Allegri Ragazzi Morti hanno osato, e parecchio. Per questo "Primitivi del futuro" il trio di Pordenone ha deciso di cambiare in maniera radicale il proprio suono. E così le sonorità veloci tipiche della band hanno lasciato spazio alle cadenze del reggae e a ritmiche che rimandano all'Africa e al Centro America.

Per chi come il sottoscritto ha sempre amato la musica di Toffolo e soci, la sorpresa è inevitabile. Certo, nelle composizioni dei TARM rimane il piglio scanzonato divenuto il marchio di fabbrica della band. Ma si fonde con musiche che lasciano inesorabilmente un po' spiazzati ai primi ascolti. D'altronde i TARM venivano da due ottimi album (“Il sogno del gorilla bianco” e “La seconda rivoluzione sessuale”), che avevano già affermato la maturità artistica della band. Evidentemente i ragazzi sentivano il bisogno di un cambio di rotta.

Solo la traccia iniziale "La ballata delle ossa" comincia seguendo la trama più classica delle loro canzoni, ma già a metà del pezzo c'è una rottura, con l'irrompere delle sonorità già citate. Da lì in poi, i vecchi TARM non esistono più. Non che manchino belle canzoni. "Mina" è sicuramente il pezzo migliore, con un finale che sfocia in un intrecciarsi di suoni suggestivo; "Puoi dirlo a tutti" entra subito nella testa, e porta con sè un'aria estiva; "Codalunga" propone una ritmica davvero trascinante, e la traccia finale che da il titolo all'album scorre via su una base molto bella, che ricorda vagamente i migliori Gorillaz. Ma si notano anche momenti di stanca, e così "La cattedrale di Palermo", "Questo è il ritorno di Gianni Boy" e "Rifare" presentano la sfida di resistere alla tentazione di passare al brano successivo. A volte per il ripetersi delle stesse melodie, altre volte (come nel caso de "La faccia della luna")per testi piuttosto banali. Comunque sia a differenza dei precedenti album del gruppo, si nota la quasi totale assenza di brani veloci e resta la sensazione di un album tenuto troppo a freno, quando invece forse ci sarebbe il bisogno almeno di un'accelerata ogni tanto per snellire l'ascolto.

I TARM hanno dimostrato coraggio, e comunque sia ci sono buoni spunti che meritano di essere presi in considerazione. Ma andando ad ascoltare pezzi del passato come "Voglio", "Il mondo prima", "Francesca ha gli anni che ha", o anche solo la voglia irrefrenabile di muoversi nascosta dietro a "Mio fratellino ha scoperto il rock and roll", resta un dubbio; ne valeva la pena?