Tricarico – Giglio

Tricarico – Giglio

Difficile non pensare a una cosa, ascoltando il terzo album di Francesco Tricarico; difficile non pensare a come quasi ogni canzone rimandi a un artista della canzone italiana.

In una recente intervista Tricarico ha ribadito che non c’è nessuna attinenza tra lui e Vasco Rossi, cosa che gli è stata più volte imputata, considerando “Vita tranquilla” una risposta a “Vita spericolata”. Ed effettivamente la canzone portata a Sanremo è la sola che non pare prendere un preciso spunto da niente, piccola gemma di sensibilità come nella migliore tradizione di Tricarico.

Per chi l’aveva seguito anche nei lavori precedenti, anche in “Giglio” si ritrovano caratteristiche tipiche del cantautore; ambientazioni poetiche, delicati rimandi al tema dell’amore vissuto in maniera quasi timorosa, un’ironia usata senza abusare. Ma la novità sta soprattutto nella musica, con gli strumenti che hanno il definitivo sopravvento sull’elettronica minimalista e quasi naif dei primi lavori. Anche i testi rivelano comunque una crescita del cantante, meno surreali ma più riflessivi.

Ma ritornando all’inizio, dicevo che ogni canzone fa pensare a un pezzo della nostra storia musicale. L’ironica “Oroscopo” ha il carattere scanzonato di Jannacci; “Eternità” (forse il pezzo più riuscito) e “Cosa vuoi adesso” ascoltate ad occhi chiusi non possono che far pensare a Battisti; l’inatteso piglio rock di “Fili di tutti i colori” è il vero rimando a un Vasco Rossi del primo periodo, quello più stralunato; “Libero”, canzone che chiude l’album, contiene un ritmo puramente alla Jovanotti; e la chitarra de “Il mio amico” sembra essere presa da una canzone di Celentano, un’atmosfera da ragazzo della via Gluck.

Questo non vuol dire che si tratti di plagio; è anzi una rielaborazione molto personale di pezzi della nostra musica. Tricarico ha un grande talento; lasciate perdere la diatriba sul “se ci è o ci fa” riguardo all’originale suo modo di presentarsi davanti a un microfono e una telecamera. L’importanza è quello che riesce a trasmettere con la musica. Non c’è posto per il superfluo con Tricarico; le sue sono emozioni pure nascoste in canzoni semplici, per non farci spaventare troppo e non aver paura di “perdersi per sempre in pensieri troppo profondi” (“Eternità”).